Settemestrale di letteratura comparata al nulla
pagg. 120
€ 12
la rivista
Cosa succede quando per una volta al mese per un anno e mezzo si rinchiudono in un cinema Arci di Reggio Emilia alcuni dei piĂą innovativi, sarcastici e audaci scrittori italiani contemporanei?
interventi di
l'indice
Tagliando i capelli
Intervista a Francesco Vicari
Turkmenbashi
Proposta per una accademia
Repertorio di quello che si trovava in edicola
Appunto per il dottor Sereni
Non bisogna dare retta a Mammi, a proposito del sugamĂ n
Sarebbe poco equilibrato dar retta a Colagrande quando dice che Non bisogna dar retta a Mammi
Storie di soprannomi
Santa Rosalia non si lascia pregare
Il progresso
Opera
Il trasloco
SO STATO SOSTATO
EmiliaII
La pallottola ha sparato una pistola
Questionario ricevuto per posta elettronica
Grigiopoli
Elogio del vino barricato
Wine bar
La mappa
Fenomeni curiosi
Purtroppo non posso ballare il tango
Estratti
Ingratitudine n. 2
Per quelli del Malacarne e pochi altri, parte II
Lettera alla Gazzetta
Per quelli del Malacarne e pochi altri, parte III
Epistolografia
Fracassi
Di’ che ti manda Fellini
Suggerimenti
A proposito di elenchi
Reggio Emilia, 20 gennaio 2007
Non possiamo non dirci cani
Una vita inutile, di Francesco Vicari
un assaggio...
Tagliando i capelli
Ero a casa, mi stavo tagliando i capelli con quelle macchinette che si usano anche per gli animali, ha suonato il telefono, ho preso su, era un mio amico che diceva che aveva visto su un giornale una recensione all’accalappiacani. Davvero? gli ho detto. Davvero, mi ha detto lui. E cosa diceva? gli ho chiesto. Diceva che qualche anno fa, mi ha detto lui, usciva per le edizioni Feltrinelli una rivista, Il semplice, diretta da Gianni Celati e da Ermanno Cavazzoni. Una rivista concepita come un orto dei semplici, da qui il nome, che coltivava erbe preziose, rare e con una poetica letteraria molto legata alla narrazione orale, ai racconti stravaganti, coltivando un’idea di letteratura che ha creato una scuola vera e propria, un modo di raccontare che accomuna una serie di scrittori talvolta anche diversi tra di loro, ma con un identico stampo comune. La rivista, diceva la recensione, diceva il mio amico al telefono, esaurì molto presto le sue energie più vive quando quel modo di scrivere e di raccontare, giocato sul tono basso, parlato, reiterativi di modi e forme fino all’ossessione, in bilico tra il tragico e il comico, diventò maniera. Una scrittura votata ad essere appunto recitata, che spesso necessitava di una lettura ad alta voce da parte dell’autore, che grazie a queste performance sono diventati autori di culto. La rivista semestrale di letteratura e arte L’accalappiacani, che si fa al cinema Cristallo di Reggio Emilia, (0522-431838) grazie all’aiuto dell’Arci, nasce sulla scia di quella stagione che ha dato nomi importanti alla storia della nostra narrativa degli ultimi anni. E gli autori di quella stagione oggi sono diventati i redattori della rivista Daniele Benati, Ugo Cornia, Andrea Locatelli, Paolo Morelli e Paolo Nori. La rivista numero zero edita da DeriveApprodi, è solo un trentaduesimo e non abbiamo capito se è un estratto o se è davvero così, una rivista di letture brevi dove trovare un pezzo sui cani e l’accalappiacani che sembra il vero pezzo di poetica della rivista scritto da Paolo Colagrande. Ugo Cornia fa invece un elogio del vino barricato: per far capire la reiterazione, diceva la recensione, basta leggere l’inizio: “La cosa più eccezionale di tutti i vini barricati è proprio che sono barricati, ma barricarli non è uno scherzo, se no tutti li barricherebbero. Infatti barricare un vino non è facile come sembra mentre te ne stai bevendo un bicchiere”. La voce che racconta la propria vita di lattaio a Parma è di Mario Vighi, diceva la recensione. Roberto Bussola, diceva la recensione, fa un brevissimo Tentativo di poesia, e Alfredo Gianolio ci parla di Udo Toniato, naif storico di Guastalla. Paolo Nori ci racconta la storia della sua tesi su Gorbacev inseguendo le tracce di un saggio dal titolo Perché e come ho cercato di fucilare il capo di uno stato totalitario M. Gorbacev. A chiudere una brevissima pièce teatrale modello teatro dell’assurdo, più vicino ad una tragedia in due battute di Campanile che ai dialoghi di Samuel Beckett, per chiudere poi con Winebar di Daniele Benati e il Lamento dell’operaio, una poesia tragicomica di Francesco Vicari. Dopo la lettura, diceva la recensione, mi accorgo di non aver trovato nulla di nuovo sotto il sole, stesso modo di raccontare e di scrivere di una decina di anni fa. Il progetto è sempre quello, i rischi della maniera sempre quelli. Per chi ama questo modo di scrivere vi segnalo l’ultimo numero di Panta intitolato Emilia fisica a cura di Paolo Nori, dove troverete alcuni di questi autori, stesso modello narrativo, stessi risultati. Sembrano tutte le stesse riviste. Buona lettura.
