Le furiose
Illustrato da Jean-Christophe Lie
pagg. 96
€13
€978-88-89969-95-3
Il libro
Perché Jeanne Lhomond si è data alla latitanza subito
dopo aver attirato l’attenzione della poliziotta Dipietri
parlando in italiano davanti al corpo di un’asiatica
defenestrata da un commissariato di Belleville? Chi è
Mister Ho e in cosa consiste un «malore attivo»? Cosa
c’entra una vecchia storia del 1969 che vede un anarchico precipitare dalla finestra di una prefettura italiana? Perché il misterioso Mister Ho vuole fare secca la commissaria Dipietri? Cosa cerca Jeanne Lhomond nel Périgord? Riuscirà a vendicare la morte di Giuseppe Pinelli?
Domande cui rispondono i venti episodi del «romanzo a
puntate» Le furiose sullo sfondo di trame politiche, poliziotti corrotti e misure anti-terrorismo.
Due storie, due finestre separate da quarant’anni di storia che s’incrociano e sfociano in unico epilogo.
Con illustrazioni di Jean-Christophe Lie
Serge Quadruppani
Serge Quadruppani, francese, è nato nel 1952. Vive tra Roma e Parigi ed è direttore di una collana dedicata al noir italiano. Ha scritto diversi
saggi e romanzi noir, fra cui L’assassina di Belleville, La breve estate dei colchici , La notte di Babbo Natale, pubblicati in traduzione italiana nei Gialli
Mondadori. Per Marsilio sono usciti In fondo agli
occhi del gatto (2007), Y (2008) e Rue de la Cloche (2009). È anche autore di inchieste e reportage usciti
su «Il Secolo XIX», «la Repubblica», «il manifesto»,
«L’Unità », «Liberazione» e la rivista online Carmilla.
In Francia è collaboratore di «Le Monde
diplomatique» e del settimanle di satira «Siné
Hebdo», che ha ospitato l’edizione francese del
romanzo-feuilleton Le furiose.
Jean-Christophe Lie, illustratore, animatore, regista e
sceneggiatore, è autore di un cortometraggio di
animazione selezionato dal Festival di Cannes nel
2009, L’homme à la Gordini. Ha illustrato il romanzo feuilleton Le furiose.
un assaggio...
I episodio: Visto tutto
Quel mattino di primavera del 2008, Jeanne appena
uscita dal suo palazzo in rue Vaux, a Parigi, XX
arrondissement, percepì un rumore che riconobbe
subito. Eppure, l’aveva sentito solo una volta, ed era
stato quasi quarant’anni prima.
Il rumore di un corpo umano che si schianta per terra.
Una decappottabile che spandeva musicaccia inchiodò,
degli spilungoni incappucciati che risalivano la china si
immobilizzarono e lungo il marciapiede dove
giaceva il corpo una signora con un cane fece due passi senza vedere nulla poi alzando gli occhi si bloccò di colpo e altre persone ancora smisero di muoversi. In pochi secondi l’insieme dei passanti finì di passare, formando un semicerchio davanti alla facciata del commissariato dal quale era caduta la donna.
La macchina ferma continuava a pulsare suoni, e ci fu
qualche secondo vestito soltanto dagli indolenziti battiti dei bassi. Poi la donna stesa sul marciapiede cominciò a tremare dalla testa ai piedi. Nessuno si mosse.
Tranne Jeanne. Senza avere coscienza dei propri
movimenti, si ritrovò inginocchiata vicino alla donna per terra.
Jeanne vide che aveva una ventina d’anni, dei tratti
asiatici e che stava morendo. Con le dita andò in cerca
delle sue dita. La morente l’afferrava.
– Parti tranquilla, ragazza mia.
Dopo aver pronunciato queste parole, Jeanne fu colta
da un vuoto, poi si trovò in piedi, a contemplarsi le mani e gli avambracci coperti di sangue.
– Non avrebbe dovuto farlo.
Quella che aveva parlato: occhi azzurri, capelli corti,
sulla trentina, tenuta nera elegante.
– Cosa?
– Non avrebbe dovuto toccarla. Bisognava aspettare i
pompieri. Del resto, sono arrivati.
Frastuono brutale di una sirena che si spegne di colpo.
Bagliori della delicata luce primaverile sui caschi e
sulla sottile coperta metallica. Tizi alti chini sulla morta
per praticarle il bocca a bocca.
– Siamo obbligati finché il medico non dichiara il
decesso – spiegò un altro pezzo d’uomo. – A meno che la testa non sia separata dal corpo.
– Lei è italiana? – domandò la donna in nero a Jeanne
mentre si scostavano.
– Perché me lo chiede?
– Ha parlato alla vittima in italiano. In un momento
come quello…
Non terminò la frase. Jeanne capì quello che voleva
dire. «In un momento come quello, non ci si controlla».
Il momento in questione doveva essere passato perché Jeanne le avrebbe mollato molto volentieri una sberla, ma si astenne.
– Vada a farsi fottere – si limitò a rispondere.
– Non prima di finire il servizio – ribatté la donna in
nero prendendo dalla tasca posteriore una tessera
barrata col tricolore. – Capitano di polizia Fleur Dipietri.
Ha un documento d’identità ?
– È illegale soccorrere le persone?
Il capitano sospirò:
– No, certo, ma lei è un testimone importante, dovrò
interrogarla.
– Non ho con me la carta d’identità , ma abito qui –
disse Jeanne. – Al terzo piano. Il palazzo a destra del
commissariato, quello da cui la gente passa dalle
finestre. Mi chiamo Jeanne Lhomond.
Dietro di lei una voce urlò:
– Ho visto tutto! L’hanno buttata dalla finestra!
Assassini! L’ha visto anche lei, eh, Jeanne?
– No, disse Jeanne, non ho visto.
E scappò via.
Una mezz’ora più tardi, nei dintorni del commissariato
bruciavano le prime macchine, dei fumi lacrimogeni si
alzavano sul boulevard de Belleville e l’incaricato del
potere dell’oligarchia francese in un comunicato
dell’Eliseo dichiarava che non sarebbe stata tollerata
alcuna violenza. Nello stesso momento, dopo aver
messo alcune cose in una sacca, dissolto la scheda del
cellulare nell’acido, preso tutto quello che poteva da un bancomat e abbandonato le carte di credito su una
panchina, Jeanne si diede alla latitanza.
Come credere che la polizia di uno Stato democratico possa buttare qualcuno dalla finestra? Chi è Jeanne? Lo scoprirete (forse) leggendo il prossimo episodio delle Furiose.
Traduzione dal francese di Maruzza Loria
