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Paolo Nori
Tre discorsi in anticipo e uno in ritardo
Su Calatrava, su Čechov, sulle scimmie, sulla canzone popolare
pagg. 64
€7
€978-88-89969-32-8

 

Il libro
Quattro discorsi (tre in anticipo e uno ritardo come dice il sottotitolo): su Santiago Calatrava, il celebre architetto che ha progettato il nuovo ponte per l'alta velocità a Reggio Emilia (e anche un casello autostradale e qualcos'altro sempre a Reggio); sul Gabbiano di Chechov che pare sia uguale al Giardino dei ciliegi;sulle scimmie che stando ad alcune testimonianze girano per un parco di Bologna (ma per qualcun altro sono tutte morte); sulla canzone popolare o meglio sulla canzone che scalerà le hit dopo il prossimo festival di Sanremo e che si chiamerà Per i vivi di Reggio Emilia.
Quattro discorsi che vale la pena di ascoltare nella scrittura ironica e rivelatrice di Paolo Nori.

Paolo Nori
Paolo Nori è nato a Parma nel 1963. Ha pubblicato dei romanzi, il secondo si intitola Bassotuba non c’è (DeriveApprodi, 1999), il penultimo Noi la farem vendetta (Feltrinelli, 2006).

un assaggio...
Ho avuto tanti dispiaceri, nei quarantatre anni che son stato al mondo, ma il dispiacere più grosso, mi sembra, l’ho avuto la scorsa settimana, giovedì, e è durato con intensità crescente fino a lunedì, poi un po’ è calato, però dura ancora, ogni tanto mi torna un po’ addosso.

Una volta, due mesi fa, ero andato a trovare mia figlia, eravam stati al parco, dal leone, dice lei, nel parco dove andavano c’era un leone di ghisa, credo, di ghisa, c’era la statua di un leone che a lei piaceva tantissimo quando mi vedeva diceva Andiamo dal leone.

Per lei vedermi voleva dire andare al parco, e andare al parco voleva dire andare dal leone e anche adesso che lei ha traslocato e quando la vado a trovare andiamo in un altro parco dove di statue e di leoni non ce ne sono, lei continua a dire che andiamo dal leone.

Una volta, due mesi fa, eravamo in questo parco nuovo eravamo appena arrivati eravamo seduti su una panchina che mangiavamo il gelato, lei, mangiava il gelato, io l’aiutavo, le scartavo il cucchiaino, l’imboccavo, la pulivo, le buttavo via il gelato che non le andava più le tenevo la cialda, a mia figlia piace moltissimo succhiare le cialde, a guardarla mangiare il gelato si direbbe che le piace più la cialda, del gelato, il gelato dopo un po’ la stanca, di cialde ne mangerebbe dei chili.

Quella volta lì, eravamo sulla panca, dietro la panca c’era un casco di banane Come mai ci son queste banane? ho pensato, ma non ho detto niente, avevo in mano il gelato che si stava sciogliendo ho tirato giù mia figlia dal passeggino ho incominciato a aiutarla a mangiare il gelato fino a che lei, si è girata, ha visto per terra il casco di banane mi ha chiesto Cosa sono quelle?
Banane, le ho detto.
E perché sono qui?

Non lo so, le ho detto. Le avrà lasciate qui qualcuno.
E chi le ha lasciate? mi ha chiesto.
Forse le scimmie.
Le scimmie?
Le scimmie.

Mia figlia si è messa a guardare gli alberi poi mi ha guardato mi ha chiesto Le scimmie? Sì, le ho detto, le scimmie, probabilmente sono sugli alberi che girano quando si stancano che gli calan gli zuccheri vengono giù prendono una banana e via, che fanno un altro giro.

Mia figlia mi ha guardato, ha guardato le banane, ha guardato gli alberi, mi ha guardato, Le scimmie? mi ha chiesto.
Sì, le ho detto io, le scimmie. Facciamo piano che ci dev’essere pieno di scimmie, le ho detto.
Mia figlia mi ha guardato, ha guardato gli alberi, ha guardato ancora me, ha fatto una smorfia, è scoppiata a piangere.

Dopo tutto il pomeriggio ogni tanto mi chiedeva Ci sono le scimmie?
E io No, non ci sono, non ci sono. Era uno scherzo, non ci sono. Vedi una scimmia? Non c’è neanche una scimmia.
Ogni dieci minuti mi guardava, faceva una faccia spaventata mi chiedeva Più scimmie?
Più, le dicevo io, non ci sono. Basta scimmie.
Basta, diceva mia figlia, son tutte morte, diceva.

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