- altri libri della collana
- ESAURITO
Cammina, stronzo
Sbirri a Palermo
pagg. 144
€9.3
€88-87423-32-6
Il libro
Non c’è solo il commissario Montalbano ad amministrare la giustizia in Sicilia. Ci sono anche i poliziotti di questo libro: crudi, feroci, implacabili. Ragazzi che la quotidiana lotta alla mafia ha trasformato in supereroi partigiani di una giustizia ancestrale, profondamente etica. Poliziotti che ribadiscono il loro patto azione dopo azione, all’interno di scenari di agghiacciante brutalità . L’autore dei racconti riuniti in Cammina, stronzo è uno di questi uomini. Laureato in Scienze politiche, appassionato dei fumetti di Andrea Pazienza, poster di Che Guevara, Falcone e Borsellino in ufficio, pistola d’ordinanza infilata nei pantaloni… ma polpastrelli che fremono per picchiare sui tasti di un computer racconti di una forza inusitata, con un linguaggio nervoso e asciutto, che attinge a piene mani dal parlato e testimonia della lotta alla criminalità organizzata più di un qualsiasi saggio.
Piergiorgio Di Cara
Piergiorgio Di Cara, nato a Palermo nel 1964. Dal 1993 è agente di polizia della Questura di Palermo e dal 2002 è Commissario. Dopo l'esordio narrativo di Cammina, stronzo (DeriveApprodi, 2000), ha scritto altri due romanzi pubblicati, entrambi, nella collana Noir-Meditteraneo delle Edizioni e/o: Isola nera (2002), menzione speciale della giuria del Premio Franco Fedeli (tradotto e dato alle stampe anche in Francia da Metailié), e il recentissimo L'anima in spalla (2004). Ha vinto tre edizioni del Premio Orme Gialle a Pontedera.
un assaggio...
Si alza la sbarra.
Lascio la moto insieme alle altre.
Sbadigliando entro nell'edificio, che invece è sveglio.
Giù, alla notturna, due travestiti parlano ad alta voce, si insultano, un collega ne ride.
In stanza mi aspettano, sono quasi tutti lì.
Chi fuma e chi controlla l'indirizzo dell'obiettivo.
Chi, cassaforte aperta, preleva gli attrezzi e chi, computer acceso, fa un solitario.
Ma tutti abbiamo lo stesso pensiero: è la resa dei conti.
In pochi istanti si deciderà del duro lavoro di giorni, di notti in bianco, di caffè e panini, di telefonate laconiche, di impegni presi e persi, di sigarette fumate, di dati verificati, di cose che non vanno - molte - e di cose che vanno - poche -, di pedinamenti e lunghe intercettazioni ambientali, di discussioni animate e scherzi. Di sogni sognati.
L'aria è greve.
I pensieri gravi.
Nessuno controlla le pistole.
Sai che funzioneranno se andranno usate.
Se andranno usate.
Succede.
Come d'abitudine ripongo il mazzo di chiavi di moto macchina e casa nella tasca sinistra del giubbotto, all'altezza del cuore, il tesserino a destra, la placca rivolta all'esterno.
Sgancio il bottone automatico della fondina.
Tolgo la sicura.
Sono cose che fai senza guardare, lo sai bene dov'è la pistola.
Ti preme sul fianco.
Ti pesa alla cintura.
Ciascuno prende le chiavi delle auto.
Gli equipaggi sono già formati.
Siamo come particelle di mercurio che si riuniscono spontanee, in silenzio.
Ciascuno va con i compagni naturali.
Non perché vi sia diffidenza.
E' così.
Così come si sa già chi saranno gli autisti.
Le macchine si muovono una dietro l'altra, senza stridori di gomme sull'asfalto.
Una muta processione.
La città sembra deserta.
Eppure si anima.
Tizi infreddoliti agli angoli delle strade.
E autobus.
E camion della Nettezza Urbana.
E' bella la città di notte.
Sembra normale.
Sana.
Noi però sappiamo che non lo è.
