nel tuo carrello hai 1 oggetto/i ::: vai al carrello
Davide Dutto, Michele Marziani
Il gambero nero
Ricette dal carcere
pagg. 144 con oltre 100 fotografie
€19
€88-88738-64-9

 

Il libro
Un libro fotografico e un ricettario per raccontare la vita quotidiana dei detenuti di un carcere piemontese. In un universo di privazione, anche e soprattutto dei sensi, come quello carcerario, il cibo diventa un momento in cui affermare i propri gusti e il proprio saper fare. Nel quotidiano di un detenuto, la preparazione del cibo, la sua condivisione e la continua reinvenzione di ricette diventano un modo per ricordare gli affetti, trasmettere agli altri una conoscenza pratica, condividere una frazione di piacere. In qualità di operatori sociali, Davide Dutto e Michele Marziani hanno trascorso piÚ di un anno nel carcere di Fossano. Hanno varcato le porte delle singole celle e hanno ascoltato, osservato e aiutato i detenuti intenti alla preparazione del loro cibo. Il risultato è un ricettario galeotto nel quale confluiscono piatti, sapori e metodi di preparazione provenienti da tutto il mondo. PerchÊ internazionale è la composizione della popolazione oggi reclusa nelle carceri italiane. Oltre cento immagini straordinarie che hanno per tema la cucina. Le accompagnano didascalie che raccontano abitudini, rivelano aneddoti e curiosità, ricordano storia e provenienza dei personaggi ritratti in questo libro.

Davide Dutto, Michele Marziani
Davide Dutto è piemontese. Dopo una breve esperienza carceraria in qualità di «secondino» ha deciso che questa carriera non faceva per lui. Si è quindi dedicato alla fotografia con ottimi risultati. Le sue immagini sono vere e proprie opere d’arte e il suo lavoro è molto conosciuto sia in Piemonte che nel resto d’Italia. Michele Marziani è giornalista free-lance. Collabora con varie testate e siti internet. È molto conosciuto in Piemonte, regione dove è nato, ma anche in Lombardia ed Emilia dove lavora.

un assaggio...
“Conflitto a fuoco con i carabinieri”, risponde Ciro, napoletano verace, mentre impasta la pizza. A guardare gli occhi da scugnizzo e il fisico da ex garzone di bottega, sembra impossibile che quelle mani capaci di modellare a regola d’arte l’impasto siano altrettanto svelte a impugnare una pistola. “Modestamente – prosegue Ciro – io ho insegnato a fare la pizza in tante carceri italiane”. Non sarà un gran vanto, però è il suo e ci tiene. Anche qui siamo in un carcere. Piemonte. Fossano. Cuneo. Sotto gli occhi del Monviso. Nel cuore della città. Casa di reclusione maschile. La costruzione antica del convento è diversa dalle altre perché ha cancelli alti e sbarre e camionette blu parcheggiate nel cortile. È qui che suoniamo al campanello e l’elettronica apre il cancello pesante mentre la porta scorrevole spalanca verso un mondo neppure immaginato prima. Ci chiedono chi siamo, ci fanno mostrare i documenti, depositare i telefonini, mentre i telefoni interni rimbalzano da un luogo all’altro del carcere per avere conferma: chi siamo, cosa vogliamo, se davvero possiamo... “Perché siete qui?”. Per occuparci di cucina. Viene a noi da sorridere prima ancora che lo facciano gli altri. I permessi che abbiamo ci fanno entrare, ma non ci risparmiano occhiate curiose e un po’ d’ironia. Già, una prigione non è un ristorante. Ma della cucina di qui volevamo occuparci. Un giornalista e un fotografo. Davanti a un direttore di carcere a spiegare. Davanti alle educatrici. Alle assistenti sociali. Al comandante della polizia penitenziaria. Una matassa di pensieri che si dipanano. Ricette e fotografie stiamo cercando. Ricette di vita e di cibo. Foto di un’umanità altra rinchiusa per infiniti motivi. Così proseguiamo tra porte e cortiletti. Portoni pesanti e inferriate si sprecano e a ogni ingresso c’è una guardia che sorride e dice buongiorno e noi buongiorno. E ogni detenuto che incontreremo dirà anche lui buongiorno. C’è una disciplina della buona educazione come difficilmente si vede altrove. A sera potremmo contare i buongiorno a centinaia. Ma ancora non siamo arrivati. Si arriva quando si spalanca una cigolante porta scorrevole e si entra nel cortile, grande, polveroso con le mura bianche e incombenti di celle con inferriate e panni stesi e nel piazzale curiosità e umanità impegnata nei giochi, nelle chiacchiere, nel passeggio, nel passare il tempo. Ecco, passare il tempo. Cosa che in questi luoghi, impariamo subito, è vera e propria arte. Couscous con carne Niente couscous istantaneo in carcere. C’è tempo e con un po’ di arte di arrangiarsi si riesce a preparare come si deve, utilizzando uno scolapasta per la cottura. Mettete a bagno la sera prima 200 grammi di ceci. In una grossa pentola rosolate in olio una cipolla tagliata fine e mezzo chilo di spezzatino di vitellone. Dopo 15 minuti aggiungete olio, prezzemolo tritato, pepe, sale, tre patate tagliate a pezzetti, tre carote, due zucchine, due peperoncini piccanti, una scatola di pomodori pelati, i ceci precedentemente ammollati e mezzo litro d’acqua. Fate cuocere per una mezz’ora, quindi aggiungete due cipolle tagliate a pezzetti, un pezzo di zucca di circa 200 grammi e abbondante concentrato di pomodoro. Aggiungere acqua fino a fine cottura. Preparate il couscous. Mettete a bollire abbondante acqua in una pentola alta. Serve a produrre il vapore per cuocere il couscous. In una terrina, a freddo, mescolate il couscous con dell’acqua fino a quando la semola non comincia a prendere la forma di piccole palline. Mettere il couscous bagnato dentro a uno scolapasta in metallo e appoggiatelo sulla pentola con l’acqua bollente. Vaporizzate per 15 minuti. Rimettete il couscous nella terrina e mescolatelo. Quindi di nuovo vapore per 15 minuti. Poi ancora una bella mescolata e altro vapore per un totale di 45 minuti. Alla fine si amalgama il couscous con due cucchiai di olio extravergine d’oliva e si serve assieme alla carne e alle verdure.

torna su

le novitŕ editoriali di DeriveApprodi
le riviste edite da DeriveApprodi
L'accalappiacani #2
Il miglior settemestrale di letteratura esistente. Contiene il CD con l'unico "convegno ballabile" al mondo.
le prossime uscite previste
Comunità, comunicazione, comune contro le tentazioni identitarie della comunità un’opera di filosofia politica sulla potenza del comune
gli appuntamenti in agenda