Zona rossa
Le «quattro giornate di Napoli» contro il Global forum
pagg. 228
€10.3
€88-87423-65-2
Il libro
Il «libro bianco» sulle gravi violenze perpetrate dalle forze dell’ordine nei confronti dei partecipanti (per lo più giovanissimi) alla manifestazione che si svolse il 17 marzo del 2001 a Napoli contro il «Global forum». Violenze su cui la magistratura ha indagato a lungo nei mesi successivi ai fatti, conducendo a una serie di arresti «eccellenti». La prima parte del testo contiene la cronistoria delle «quattro giornate di Napoli», i documenti teorici e i fatti che le hanno precedute, l’agghiacciante sequela di testimonianze (una settantina, accompagnate da immagini) di chi in piazza, e poi in ospedale, e poi ancora in commissariato ha dovuto subire ingiustificabili umiliazioni e violenze fisiche e psicologiche. La seconda parte sviluppa analisi e ipotesi interpretative su presupposti e ragioni di una delle giornate più nere della nostra democrazia, che pare segnare un inquietante processo di fascistizzazione degli organi preposti alla tutela della sicurezza pubblica. A riguardo intervengono politologi, sociologi e magistrati, che invitano le stesse componenti democratiche interne alle forze dell’ordine a reagire a una possibile degenerazione autoritaria della loro funzione. Un libro scottante che denuncia soprusi inaccettabili. Un libro importante perché testimonia la volontà di resistenza a una barbarie incombente sulla nostra società .
Rete No Global Network campano per i diritti globali
La Rete No Global, Network campano per i diritti globali è la struttura multiforme che ha promosso e animato «le quattro giornate di Napoli». Ben lungi dall’essere un’entità effimera, è tuttora impegnata ad allargare nel sociale i temi e le ragioni del «movimento dei movimenti».
un assaggio...
Sabato 17 marzo, a Napoli, un corteo di 30.000 persone, giunto in piazza Municipio viene fermato a ridosso della Zona Rossa, l’area invalicabile che ospita il Global Forum. Oltre 7000 agenti schierati a presidio del nulla caricano, da ogni lato della piazza, i manifestanti. Ogni via di uscita è bloccata, i pestaggi sono feroci, indiscriminati, la violenza ciecafino all’ottusità ; sotto lo sguardo compiaciuto del questore di Napoli, Izzo, celerini, finanzieri e carabinieri si esercitano nel gioco brutale della forza, in una gara di sadismo e cinismo. La violenza non finisce in piazza. I manifestanti feriti giunti ai presidi ospedalieri per farsi medicare sono condotti in caserma, ancora sanguinanti. Vengono fermati e identificati anche quelli che li accompagnano. Identificazioni e perquisizioni sono il pretesto per un’ulteriore violenza. In silenzio e al chiuso, per non disturbare il pomeriggio della Napoli "perbene" impegnata nei salotti pomeridiani, la polizia sottopone i fermati a insulti, minacce, percosse, perquisizioni anali, con il preciso scopo di intimidirli. Questa volta al riparo da fotografi e televisioni gli uomini della Digos possono sfogare le loro frustrazioni.
È così caduta definitivamente, sabato 17, l’immagine rassicurante del potere illuminato e democratico, che invita tre o quattro delegati del movimento al tavolo dei relatori, che si dichiara pronto al dialogo, che punisce e controlla "dolcemente" con videocamere e braccialetti elettronici. Il Re si è mostrato per quello che è, nudo, ma armato di manganello, magari elettronico…
La decisione di caricare, disperdere, picchiare i manifestanti è stata una precisa scelta del questore di Napoli. Lo si capisce da come la piazza sia stata chiusa da ogni lato, da come ogni varco sia stato intenzionalmente bloccato a chi chiedeva di potersi allontanare dalla piazza. Hanno caricato tutti, senza distinzioni. Foto e filmati testimoniano di pestaggi a ragazzi inermi, che indietreggiano con le mani alzate, si vedono celerini che si accaniscono in gruppo su manifestanti feriti e sanguinanti. Negli ospedali poi, presidiati sin dal mattino dalla polizia, il sadismo delle forze dell’ordine è proseguito senza freni. Tutti coloro che giungevano per farsi medicare le ferite, compresi i loro accompagnatori, sono stati condotti in stato di fermo nelle caserme Raniero e Pastrengo. Solo in rari casi l’opposizione di medici e personale para medico è servita a evitare che la polizia conducesse via persone ancora bisognose di cure o per le quali era necessario un ricovero in osservazione. I più sono finiti nelle caserme malamente medicati e ancora sanguinanti. Quello che è accaduto poi è dolorosamente raccontato in queste testimonianze, raccolte nei giorni immediatamente successivi al 17 marzo. Emerge un altro elemento sconcertante: quello che è avvenuto nelle caserme è frutto di una razionale decisione delle forze dell’ordine di punire e intimidire in maniera ancora più brutale, se mai fosse stato necessario, chiunque avesse partecipato alla manifestazione. La logica intimidatoria è fin troppo evidente. Non siamo di fronte all’iniziativa di singoli celerini, siamo in presenza di una scelta che è maturata nei vertici della polizia, vertici che hanno dato carta bianca ai propri uomini. Bisognava colpire tutti i manifestanti perché il messaggio lanciato fosse chiaro: nessuno può essere al sicuro, chi pensa e pratica criticamente non pensi di potersi difendere dietro al fragile velo dei diritti formalmente garantiti dalla Costituzione. La violenza della polizia si esercita senza riguardi anche se a farne le spese poi magari è il figlio di qualche sottosegretario... Sul diritto penale e sulla polizia post moderna Albano e Palidda fanno delle considerazioni importanti. Leggi penali e misure di polizia costituiscono le forme storiche della repressione sociale.
