Fra Dolcino
e gli Apostolici tra eresia, rivolta e roghi
pagg. 304 con illustrazioni
€19.63
€88-87423-35-0
Il libro
Tra la seconda metà del secolo XIII e la prima metà del XIV si concentra in Italia uno straordinario movimento ereticale che mina alle radici la costituzione del potere non solo religioso ma anche sociale e politico. Al suo interno spicca per radicalità teorica e pratica l’esperienza dei Fratelli Apostolici e dei suoi principali esponenti, entrambi arsi sul rogo dall’Inquisizione: Gherardo Segarelli e fra Dolcino. Nel convulso scenario sociale del loro tempo, gli Apostolici riescono a incarnare, coscientemente e pubblicamente, i principi di un egualitarismo comunistico, di una militanza rivoluzionaria che nega legittimità a tutti gli Ordini religiosi. La loro scelta di assoluta povertà si traduce in rifiuto di qualsiasi gerarchia. Spiritualismo, misticismo, nomadismo, libertà sessuale sono i tratti salienti di una comunità che si salda con le rivolte popolari dell’epoca che credono nell’avvento di una nuova giustizia, di una nuova chiesa, di una nuova società .
Gli Apostolici, perseguitati e repressi da tutti i poteri, sia clericali che feudali, confluiscono infine in una rivolta armata delle popolazioni montanare dell’alta Valsesia. Dopo una strenua resistenza Dolcino e la sua comune soccombono al massacro, al supplizio e al rogo, consegnando però alla storia una delle più belle pagine della lotta libertaria.
Centro Studi Dolciniani
Corrado Mornese e Gustavo Buratti sono animatori del Centro Studi Dolciniani e della «Rivista Dolciniana». Per le edizioni DeriveApprodi hanno curato insieme Eretici dimenticati. Dal medioevo alla modernità (2004) e Mornese ha pubblicato Eresia dolciniana e resistenza montanara (2002).
un assaggio...
Alla morte di Francesco D’Assisi (1226) nell’Ordine da lui fondato si delineano due correnti: quella degli Accomodanti o Conventuali che, mitigando la severità della regola, accettano le donazioni e la vita nel convento, e quella degli Spirituali che si ispirano alle profezie di Gioacchino da Fiore (†1202), vedono in Francesco l’inizio della nuova era dello Spirito, e vivono in povertà , senza dimora. In linea diretta dalla crisi del francescanesimo discendono gli Apostolici, un «ordine» di militanti – analoghi ai «perfetti» del Catarismo – con una vasta «anfizona» di simpatizzanti e collaboratori, così da poter essere modernamente definito «movimento», fondato nel 1260 da Gherardino Segarelli da Ozzano Taro, nel Parmense, che possiamo definire «libertario di Dio». Con i suoi sermoni, la sua vita in povertà e le sue recite da «Mistero buffo», egli testimonia l’apostolicità , proponendo il ritorno alla prassi della chiesa cristiana primitiva, svincolata da ricchezze e da potere, egualitaria. Per questo gli Apostolici sono perseguitati, e fra Gherardino arso al rogo il 18 luglio dell’anno 1300 a Parma.
Tra coloro che assistono al rogo di fra Gherardo in Parma, è anche un suo giovane discepolo, Dolcino, nativo di Prato Sesia (o, secondo altre fonti, di Trontano nell’Ossola), probabilmente della famiglia De Pretis, imparentata con i Tornielli. In quell’anno 1300, Dolcino indirizza agli Apostolici perseguitati una prima lettera, riorganizza le loro disperse fila e ne diviene il capo carismatico. Da Parma passa nel Bolognese, poi nel Trentino dove a Cìmego (Valle del Chiese) è molto attivo un gruppo di seguaci guidati dal fabbro Alberto. Trentina, presumibilmente di Arco, è anche la sua compagna, Margherita. Dolcino predica contro la corruzione della Chiesa romana, per un cristianesimo fuori dalle istituzioni e senza obbedienze gerarchiche. La sua comunità è testimonianza provocatoria di una società di liberi e di uguali, fondata sull’aiuto reciproco e sulla comunanza dei beni.
Il vescovo di Trento, timoroso della diffusione di quell’eresia che costituisce una minaccia per il potere, per l’ordine gerarchico e per il sistema feudale, avvia la repressione. La moglie di Alberto da Cìmego è arsa al rogo assieme a un’altra donna e a un uomo. I Dolciniani non oppongono resistenza e fuggono verso la Lombardia: una «comune» nomade, composta anche da donne e bambini. Passano dalla Bergamasca, da cui proviene Longino Cattaneo, per giungere infine (1304) alle porte della Valsesia, a Gattinara e a Serravalle, dove sono accolti favorevolmente. Nel Bolognese intanto continuano i processi e i roghi.
Dalle sue lettere, alcuni punti del pensiero di Dolcino:
«Tutta l’autorità data da Gesù Cristo alla Chiesa romana è ormai cessata a causa della malizia dei prelati; e quella chiesa, governata dal papa, dai cardinali, dai chierici e dai religiosi, non è la Chiesa di Dio, ma una chiesa malvagia, incapace di portare alcun frutto».
«Non si deve obbedire agli uomini, ma solo a Dio. A lui soltanto vanno il timore e il rispetto».
«La chiesa consacrata non vale di più, per pregare Dio, di una stalla di cavalli o di porci. Si può adorare Cristo nei boschi, come nelle chiese, anzi meglio».
«Tutti i prelati, grandi e piccoli, dal tempo di S. Silvestro papa, dopo aver abbandonato il modo di vivere dei primi santi, sono prevaricatori e seduttori, tranne il frate di Morrone che divenne papa Celestino V» (dal saggio di Tavo Burat, «Dolcino e gli Apostolici: la storia in breve»).
