nel tuo carrello hai 1 oggetto/i ::: vai al carrello
home > editoriale > Non è un paese per moderati

editoriale

17/04/2008 - Non è un paese per moderati

di Giosuè Calaciura

anatra.jpg

Un voto estremista di un paese estremo. Disposto a scorticarsi dalla pelle di una identità sempre più precisa ma non meno inquietante, l'imprimatur della solidarietà sociale vecchia come il Risorgimento. Improvvisamente darwiniano, con la crisi definitiva del voto cattolico ormai senza Dio, si affida alla spiritualità in bianco e nero di Borghezio e agli eroi di Dell'Utri. Un paese estremo per gesti estremi chiede estremismi istituzionalizzati. Chiede che si possa fare, che l'orizzonte sia limitato e protetto dai privilegi, dalla nascita, dalla razza. Dai soldi. I soldi prima di tutto. Soprattutto. Non c'è stato altro in questa campagna elettorale. Soldi, la metafisica del denaro che tutto ha risucchiato. La promessa di non pagare il bollo-auto ha centrifugato senza geografia ogni altro pensiero, perplessità, disgusto. Soldi bonus per fare figli, per amare, per genitori a tassametro, per coppie estreme che figli non ne vogliono, neanche a pagamento, libere di galleggiare senza zavorra, senza obblighi di solidarietà neanche di sangue, per riempire di niente il sogno del Suv. Un paese estremo tutto in superficie che ha provato un solo brivido nell'accostarsi trionfale alla vittoria, la gaffe di Berlusconi su Totti. Solo l'insulto alla fede di maglia ha gettato un'ombra. Non l'umiliazione precaria, il girone dei call-center, la promessa condivisa di lacrime e sangue che avrà per sempre i donatori di sempre, non la scuola di casta e nemmeno l'optional del distinguo culturale sull'abolizione della Resistenza. Totti.
Molti sostengono che questo sia un voto verso la modernità, verso l'Europa. È vero. In tutto il continente scorie umane non hanno più rappresentanza. Vivono nel lato in ombra, senza numeri parlamentari, con consumi minimi di sopravvivenza non registrati dai sismografi dell'occidente. Nel suo giro di rivoluzione tra il 13 e il 14 aprile l'Italia si è liberata dal suo asse, ha tagliato le corde che la trattenevano alla sua storia di bene e di male, al suo percorso. Volteggia felice nel sole brillantissimo dei media. Ogni cosa è illuminata, ma io vedo deserto. E Bolzaneto.
-----

Immagine di Andrei Chehzin da naked punch

Segnala questo testo a un amico

Se vuoi inviare un commento scrivi a giornale at deriveapprodi

torna su

le novità editoriali di DeriveApprodi
le riviste edite da DeriveApprodi
L'accalappiacani #2
Il miglior settemestrale di letteratura esistente. Contiene il CD con l'unico "convegno ballabile" al mondo.
le prossime uscite previste
Nuova Panda, schiavi in mano I nuovi orizzonti dello sfruttamento operaio
gli appuntamenti in agenda