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29/05/2008 - 3. Dossier elezioni

di redazione deriveapprodi

Le elezioni del 13-14 aprile ci hanno consegnato un paese diverso. Magari era esattamente lo stesso del giorno prima. Adesso più visibile, più spocchioso, più sborrone. Più pericoloso.
Questo giornale è nato un mese prima delle elezioni con l'intuizione che non sarebbero state solo un «normale svolgimento democratico» e il passaggio alla destra - che si respirava come fumi di inquinamento, hai voglia a metter mascherine sulla bocca - non sarebbe stato un «normale avvicendamento democratico».
Questo paese non ha nulla di normale.
È stata questa sua anormalità, questa sua anomalia, il lievito delle profonde trasformazioni che ne hanno fatto nei decenni scorsi un luogo di diritti e di conquiste sociali. Che magari saranno «normali» altrove, ma qui si sono pagate a caro prezzo.
Ora, questo «carattere nazionale» sembra virare verso l'orrore, spalancando le braccia e offrendo il petto. È già accaduto.
Forse non è così, o forse non tutti i giochi sono fatti.
Forse le risposte dettate dalla paura, dalla difesa, dall'esclusione, benché abbiano la forza della ferocia non possono far tornare indietro il mondo, anche se lui, il mondo, di suo non va sempre dritto davanti a sé.
Forse c'è spazio ancora - anzi, finalmente - per un discorso capace di rovesciare le cose e ordinarle diversamente.
Forse.
Intanto, bisogna capire, per fare.
Questo giornale serve a questo.
Abbiamo messo assieme la serie di brevi editoriali e articoli pubblicati a ridosso delle elezioni, e sarà possibile scaricarli ciccando dal link in basso. Non c'è un «unico filo logico», come non c'è un'unica tonalità e un'unica «tesi». Ma materiale per capire, sì.
Oggi pubblichiamo:
- Sergio Bologna: Mi dicono
- Augusto Illuminati: Espiazione
- Marco di Porto: Non è un paese per sognatori
- diego giachetti: Questa Italia
- Franco Fratini: Processo ai comunisti italiani
- Giorgio Mascitelli: Trionfo della paura
- Attilio Scarpellini: Coi più crudeli
- Pino Tripodi: Leninismo baùscia e ventenni di governo

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