Editoriale

L’Europa che c’è, e quella che non.

di Lanfranco Caminiti

La crisi d’Europa comincia con la caduta del muro di Berlino, cioè quando le due Germanie si riunificano, e la cortina di ferro che aveva tenute separate l’Europa di qua e l’Europa di là, tagliandola a metà, perde la sua ragione d’essere per lo sfaldamento dell’impero sovietico. La crisi d’Europa – la crisi dell’idea e della “missione” d’Europa vigenti per tutto il Secondo dopoguerra – comincia cioè quando la Germania finisce d’essere divisa tra un avamposto d’occidente per frenare l’orso russo e un avamposto sovietico per esercitare egemonia in Europa. E quando i “paesi satelliti” dell’Urss – i Baltici, la Polonia, la Cecoslovacchia, l’Ungheria, la Romania, la Bulgaria – finiscono d’essere casematte a cielo aperto poste dinnanzi un’assai improbabile nuova avanzata napoleonica verso Mosca e si sganciano dall’economia misera, di sottomissione e di assistenza del Comecon e cercano sostegno sul libero mercato.

 

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Note da un lungo congedo

di Ruggero D’Alessandro

Difficile mantenersi equidistanti da un anniversario quando ciò che si ricorda ci è caro, in qualche modo ci ha influenzati o ne proviamo una nostalgia inguaribile. Parlando, ovviamente, del mezzo secolo che ci tiene lontanissimi dal 1968 e dintorni non sappiamo se essere più lieti di ritrovarci ancora vivi, oppure restare paralizzati dal sentir quantificare il maledetto tempo passato da allora. Che con ben cinque decenni è un allora sempre più tale, remoto.

Lo dico subito e in modo diretto: secondo me l’unico senso per i cosiddetti “anniversari” di tipo culturale, sociale, politico, storico è quello di tornare sul’avvenimento X o Y che si festeggia per potersi confrontare con il presente. E se dobbiamo farlo (come credo) anche per il “maggio parigino e dintorni”, chi ha un minimo di sensibilità umana verso l’Altro non può che grattarsi perplesso la testa dicendosi: «siamo veramente messi molto ma molto male».

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Lo Stadio della Roma e la scalata del gruppo Parnasi

Uno stralcio dal libro Roma, alla conquista del West
di Rossella Marchini e Antonello Sotgia

Business park è parola entrata nel vocabolario delle città. Se la porta appresso lo Stadio della Roma. Indica ciò che serve a rendere quell’opera sostenibile, il suo paracadute finanziario, il cemento chiamato ad assicurare la prevista rendita. La così detta «legge sugli stadi», infilata nell’approvazione del bilancio 2013 permette pesanti deroghe agli strumenti di pianificazione. È già avvenuto nei «parchi per affari» realizzati a Roma. In quelli coltivati dallo sviluppatore Sandro Parnasi sono sorti grattacieli, strutture terziarie, grandi spazi del commercio…
…Sarà interessante seguire, tornando al giovane Parnasi, ora solo leader di facciata del suo gruppo, come si configurerà il business park in programma. Per conoscere come questa storia è destinata a continuare, sarebbe il caso di parlare di cosa ha intenzione di fare Unicredit, visto che quest’area è entrata a far parte degli asset della banca in seguito alla ristrutturazione finanziaria di Parsitalia.
Cosa diverrà il distretto commerciale del Pescaccio? La tipologia riferibile ai vecchi centri commerciali mostra segni di obsolescenza, prima che all’interno dello spazio fisico, in quello astratto rappresentato dallo spazio economico. E-commerce e logistica sembrano attaccare questo modello di consumo anche se i manufatti che lo ospitano sono tutt’altro che decadenti.
Come dare forma a un sistema di consumo che per affermarsi deve necessariamente mettere in discussione le forme stesse in cui si è sviluppato il sistema precedente aggiungendo un altro elemento di complessità a questa porzione del territorio dell’ovest? Riusciremo a leggere le stratificazioni di destinazioni funzionali, le tipologie architettoniche, le immagini con gli strumenti che abbiamo conosciuto finora?

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Stadio della Roma

Estratto dal libro «Miserie e splendori dell’urbanistica»
di Ilaria Agostini e Enzo Scandurra

Il caso dello Stadio della Roma, oggetto di una infinita controversia politico-urbanistica, iniziata con la giunta Marino e continuata con la nuova amministrazione della giunta grillina a guida Raggi, è la cartina di tornasole dell’asservimento totale dell’urbanistica ai poteri forti. Una proposta nata tra la associazione della Roma, il tycoon Pallotta e il proprietario, nonché costruttore dell’area, Parnasi. Un vero e proprio patto tra proprietari dell’area e costruttori, alla realizzazione del quale viene subordinata la costruzione compensatoria di alcune opere pubbliche per la città. All’amministrazione comunale che, avrebbe dovuto rappresentare la cittadinanza, viene chiesto solo di mettere la firma.
Come nasce la questione?

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L’effetto Italia e la fine dell’Occidente

Franco Berardi Bifo

In quale abisso stiamo sprofondando non è chiaro, ma che si tratti di un abisso non c’è dubbio. Il cambiamento politico che è accaduto in Italia deve essere letto nel contesto dell’evoluzione mondiale e della disintegrazione d’Europa, e da questo punto di vista sembra essere il colpo finale alla democrazia liberale occidentale, e quindi la fine del traballante ordine del mondo che abbiamo conosciuto dopo il 1989.
Se vogliamo capire la vittoria dei partiti anti-europei in Italia dobbiamo ripensare al collasso finanziario del 2008 e all’imposizione del Fiscal compact sulla vita sociale dei paesi d’Europa. In quegli anni lo smantellamento dello stato sociale fu perfezionato e la vita sociale impoverita oltre ogni attesa.
L’Unione europea si fondava un tempo sulla promessa di pace e di prosperità; dopo la svolta neoliberale di Maastricht, dopo la drammatica riduzione del salario implicita nel passaggio alla moneta comune, la regola austeritaria rappresentata dal Fiscal compact determinò una rottura con la prosperità e la pace del passato.

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GOOD MORNING EUROPA-NAZIONE!

Di Franco Berardi Bifo

L’impronunciabile: Europa Nazione

L’Unione europea fu concepita come progetto post-nazionale. Solo una piccola minoranza dell’opinione europea (una minoranza che si ispirava al fascismo) parlò nei decenni passati di Europa come nazione. Quel che è accaduto negli ultimi anni, in conseguenza della finanziarizzazione della realtà europea, ha progressivamente cancellato e depotenziato la vocazione post-nazionale, e ha portato ad emergenza un’identità d’Europa come Nazione Bianca.

Le elezioni italiane e la vittoria delle componenti nazional-socialiste segnano un nuovo passaggio – forse decisivo – nella disintegrazione di quella che fu l’Unione europea, e la trasformazione di quel progetto post-nazionale in un processo di fondazione della Nazione europea come entità di guerra razziale permanente.

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PER CREARE NUOVI IMMAGINARI

Con il testo “Good morning populism!”, pubblicato il primo giugno, giorno di insediamento nel nostro paese del cosiddetto “governo del cambiamento”, abbiamo inaugurato il tentativo di avviare una discussione su quel che ci aspetta nel prossimo futuro, in Italia, in Europa, nel mondo.
A partecipare a questo tentativo chiamiamo vecchie e nuove intelligenze.
Procederemo col pubblicare sul sito di DeriveApprodi (con relativo richiamo sulla sua pagina facebook) dei brevi testi a titolo di input.
Cogliamo l’occasione per informarvi che tra una ventina di giorni è prevista la messa in linea del nostro nuovo sito.
Passeremo i mesi estivi a verificare gli esiti di questo esperimento, e se risulteranno positivi valuteremo per l’inizio autunno l’opportunità di dar vita a un nuovo ambiente internazionale di invenzione concettuale e politica.

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Good morning populism!

di SB

Negli ultimi giorni del giugno 1995 mi fu proposto dalla neonata casa editrice romana Castelvecchi un’occupazione come capo redattore. Accettai, ma già dal primo giorno di lavoro lo status dell’occupazione si trasformò in quello di editor. Mi fu infatti proposto di ideare, curare, redazionare e consegnare alle stampe un libretto collettaneo sul tema della “sinistra populista”. Il tutto in soli trenta giorni. Mission impossible.
Mumble mumble. Mi misi al telefono e cominciai a corteggiare, adulare, minacciare e ricattare una parte della cerchia dei miei amici più stretti per costringerli a scrivere su un argomento che all’epoca non pareva proprio essere considerato di grande “centralità”. Almeno all’apparenza, perché senza che ne capissi bene le ragioni la proposta prese invece velocemente piede ed entusiasmò molte più persone di quelle in cui potevo sperare. Fu così che in pochi giorni mi furono diligentemente consegnati i “pezzi” da Marco Bascetta, Sergio Bologna, Aldo Bonomi, Lanfranco Caminiti, Andrea Colombo, Andrea Fumagalli, Pino Tripodi, Mauro Trotta, Tiziana Villani e altri “meno noti”. Sulla quarta di copertina del libretto si leggeva:

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«Una generazione ribelle»

di Sergio Bologna e Giairo Daghini

Ecco un altro anniversario.
Dopo il 2017 che ci ha ricordato la rivoluzione d’ottobre e il movimento del ’77 nelle università italiane, è la volta di ricordare
i cinquant’anni dal fatidico 1968. C’eravamo? Sì, c’eravamo, mezzi partecipanti e mezzi spettatori, perché la nostra generazione aveva iniziato prima, sei-sette anni prima o anche dieci, quando la rivolta di Ungheria aveva cominciato a spargere qualche dubbio sul rapporto tra classe operaia e comunismo.

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Comunicato conclusivo del Festival 3 di DeriveApprodi a Bologna

Il 4-5-6 maggio si è svolta a Bologna la terza edizione del Festival di DeriveApprodi.

A distanza di qualche giorno vogliamo tentare alcune riflessioni sui suoi esiti speriamo utili anche a chi, affezionato alla casa editrice, non ha potuto partecipare.

La prima di queste riflessioni riguarda gli eventi della programmazione culturale che si sono succeduti nei tre giorni. Ebbene, nel loro svolgersi tutti questi eventi hanno riscontrato una notevole partecipazione, e alcuni oltre ogni nostra più ottimistica previsione.

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11-12-13 maggio «Literal. Fiera dell’editoria radicale»

DeriveApprodi vola a Barcellona dove si svolgerà a Barcellona l’11, 12 e 13 maggio “Literal” .
Ecco l’evento a cui parteciperemo venerdì 11 maggio alle ore 17.00:

INTERNATIONAL MEETING OF RADICAL PUBLISHERS

Speakers: Bahoe (Austria, German), DeriveApprodi (Italy, Italian), La Fabrique (France, French), Ponte alle Grazie (Italy, Italian), Verso Books (United Kingdom, English) and ZED Books (United Kingdom, English). Presenter: Marc Garcés (Tigre de Paper, Catalonia).

Key points:

  • Situation of the radical book in their country (or linguistic framework).
  • Topics of interest for the readers.
  • Censorship and state repression.
  • Beyond co-edition. Proposals for coordination and international work between publishers.

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Un saluto ad Alfredo Tradardi

Il 25 aprile è scomparso il nostro autore Alfredo Tradardi, un partigiano dei nostri tempi, socio fondatore e coordinatore di ISM-Italia, che ha portato avanti le sue idee e le sue lotte con convinzione fino alla fine e proprio nel giorno della liberazione dal nazifascismo ci ha lasciati.

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MaceroNO Campagna #Minimo30

Macero NO Campagna #Minimo30

110 titoli di DeriveApprodi a 2,50 euro (spese di spedizione incluse)

Perché:
Meccanismi commerciali che puntano sempre più alla concentrazione editoriale sui piani produttivi, promozionali e distributivi costringono le realtà indipendenti alla messa al macero della loro produzione per poter sostenere risicate quote di mercato. Ma la messa al macero anche di un solo libro corrisponde a una sconfitta culturale. Per questi motivi DeriveApprodi propone la campagna MaceroNo Minimo30!

Come funziona?
Semplicissimo: basta accedere all’area del sito Minimo30 (promo.deriveapprodi.org), selezionare un numero di libri non inferiore a 30 e dare il via all’ordine. Ogni libro inserito nell’elenco della campagna avrà il valore di 2,50 euro, per questo il costo di un ordine base (cioè con minimo 30 copie) è di 75 euro. Per ogni libro in più (cioè oltre le 30 copie) si pagherà un costo di 2,50 euro a copia. Le spese di spedizione sono a carico della casa editrice.

O scrivere a [email protected]

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Chiara Fazi per DeriveApprodi

Ringraziamo Chiara Fazi per questa splendida illustrazione per DeriveApprodi.
L’opera è insipirata al libro “Sporcare i muri” di Alessandro Dal Lago e Serena Giordano.
Una ragazza cammina sulla città e la colora con due bombolette spray.
Questa immagine sembra riuscire a riassumere molte delle questioni trattate da questo libro:

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Ma noi ne faremo un altro. Più bello!

Apprendiamo con grande dispiacere del grave attentato della scorsa notte ai danni di Magazzino 47, uno spazio culturale di Brescia a noi molto vicino.
Negli anni passati abbiamo organizzato insieme molti eventi, tra i quali un fortunato MaceroNO, oltre a varie presentazioni di libri. Inoltre collaboriamo spesso con Radio Onda D’urto. Sappiamo quindi della fondamentale importanza del lavoro svolto da queste realtà collettive.

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Delicatessen a San Valentino

14 febbraio 2018, San Valentino.
Il 14 febbraio del 1987. A Roma un commando delle Brigate rosse Partito comunista combattente assaltò un furgone portavalori uccidendo due poliziotti. Erano anni in cui c’erano ancora militanti combattenti latitanti e servivano soldi… Ma che c’entra questa storia con me, con Riccardino?
Se hai voglia di continuare a leggere conoscerai una piccola parte di me, che comunque ha segnato non solo me ma un’intera generazione.
Che in quegli anni si vivesse occupando le case è cosa risaputa, e noi in cinque avevamo occupato un casale proprio in mezzo la campagna romana, sulla Cassia bis.
Qualche giorno prima si organizzò una grande festa tra compagni e per far arrivare tutti si fece un bigliettino con la mappa del casale. Il bigliettino girava tra i compagni e in molti vennero a festeggiare quell’occupazione.
Dopo l’azione delle Br Pcc partirono centinaia di perquisizioni in tutte le aree politiche romane, e in molte case o nei portafogli di militanti, soprattutto di zona sud, furono trovati i bigliettini con la mappa del casale. Era risaputo che le armi, la droga, oltre ai latitanti si nascondevano nei casali occupati o abbandonati, meglio se isolati e in piena campagna.

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Difendiamo i prototipi! Diffondiamo i prototipi!

A Roma, al Pigneto, a fare angolo tra due vie del quartiere, dal 2003 una figura mitologica e affascinante come Lo Yeti dà il nome a uno dei locali a cui DeriveApprodi è molto affezionata.
«Prototipi mentali» è lo slogan che da sempre ci accompagna. L’idea è che si possano creare dei prototipi da mettere in circolazione a disposizione di tutti, costituendo nuove forme e prospettive di esistenza e di resistenza, col passo lento, ma sicuro, dello sherpa.
Ecco, lo Yeti rappresenta per noi un prototipo prezioso, da sostenere in tutti i modi possibili, un luogo che all’interno del Pigneto rappresenta un’oasi nel deserto di una movida affollata quanto decerebrata. Un’oasi dove si possono gustare cibi e degustare vini di qualità a prezzi contenuti, partecipare a eventi culturali per grandi e piccini, presentazioni di libri, proiezioni. Un’oasi dotata anche di una bella e ostinata libreria. Un’oasi frequentata da soggettività diverse di età diverse.
Lo Yeti è uno spazio comune che nello stile della sua condivisione allude a una forma di lavoro diversa,

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«La persona dietro il lavoro non è una merce né una tecnologia» Valerio De Stefano (da Alias, 27 gennaio 2018)

La dignità umana va protetta dal controllo tecnologico indipendentemente dal tipo di lavoro, subordinato o autonomo. Se anche si arriverà a un vero reddito di cittadinanza, la situazione non cambierà: la persona che lavora andrà ancora tutelata. A partire da Forza lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale di Roberto Ciccarelli (DeriveApprodi)

Il libro di Roberto Ciccarelli dà al giurista del lavoro da pensare fin dal titolo: Forza lavoro. In fisica, in effetti, il lavoro ha una definizione precisa, come «energia scambiata tra due sistemi attraverso l’azione di una forza». Nel diritto capire cosa è il «lavoro», e quindi darne una definizione precisa, è molto più complesso. È un processo che va avanti da diversi secoli, influenzato da innumerevoli fattori sociali, culturali ed economici. Prima di capire cosa sia il lavoro, poi, va investigato se, in termini giuridici, esista davvero il lavoro in sé e per sé.

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«VIENE PRIMA LA FORZA LAVORO» Toni Negri (Da Alias, 27 gennaio 2018)

Forza Lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale (DeriveApprodi) di Roberto Ciccarelli. Un capitolo di etica rivoluzionaria e spinoziana: «Non sappiamo di cosa è capace una forza lavoro, non sappiamo fino a dove può arrivare una potenza». Il «lavoro vivo» alimenta le piattaforme ed è sfruttato dal capitalismo digitale. I nuovi padroni cercano sempre di tirare la corda che lega i lavoratori, ma non possono impiccarli perché impiccherebbero se stessi

Nel settembre 1969, il primo numero di «Potere Operaio» incitava i lavoratori a lottare contro «automazione e negromazione» (con questo neologismo si indicavano coloro che sarebbero stati dall’automazione esclusi dal lavoro e destinati alla miseria sociale).
Dinnanzi a quel primo apparire di congegni automatici, gli operai rispondevano: più salario, meno orario. L’automazione sembrava un alleato nel definire la forza lavoro in lotta come una «variabile indipendente» dello sviluppo.

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cammina cammina

Ormai da molto tempo ogni inizio anno promuoviamo la campagna abbonamenti alla produzione di DeriveApprodi.
Dal suo esito dipende il buon avvio o meno della programmazione.

Per il 2018 abbiamo progetti alquanto ambiziosi:

  • l’inaugurazione del nuovo sito
  • l’avvio delle nuove collane «doc(k)s», «elephas», «humanities» e «input»
  • il rafforzamento di quelle esistenti, soprattutto «comunità concrete», «habitus», e «Labirinti»
  • l’organizzazione di seminari e convegni legati ai temi della produzione editoriale
  • l’organizzazione del nostro festival a Bologna e a Milano, oltre che a Roma
  • tenteremo inoltre di avviare la rivista «DeriveApprodi» on line.

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Ciao Antonello

“Siamo comunisti e ci è sempre piaciuto guardare il cielo… perché vogliamo che il cielo venga giù, in terra.”

Mi ricordo quando Antonello disse questa frase, o era qualcosa di simile, eravamo entrati negli ex mercati generali di via Ostiense e li avevamo occupati temporaneamente. Eravamo sotto un ponte, il Settimio Spizzichino, e Antonello ci parlava e ci raccontava, come sempre, la storia e la vita passata e presente di quel posto, dei suoi sotterranei, dei suoi lavori e dell’enorme risorsa che potevano significare per un territorio.
Era così, la semplicissima idea che un ipotetico “paradiso” non dovesse essere riservato a un dopo vita o ai pochi meritevoli, ma che bisognava prenderlo e portarlo giù in terra.

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cammina cammina

cammina cammina

Ormai da molto tempo ogni inizio anno promuoviamo la campagna abbonamenti alla produzione di DeriveApprodi.
Dal suo esito dipende il buon avvio o meno della programmazione.

Per il 2018 abbiamo progetti alquanto ambiziosi:

  • l’inaugurazione del nuovo sito
  • l’avvio delle nuove collane «doc(k)s», «elephas», «humanities» e «input»
  • il rafforzamento di quelle esistenti, soprattutto «comunità concrete», «habitus», e «Labirinti»
  • l’organizzazione di seminari e convegni legati ai temi della produzione editoriale
  • l’organizzazione del nostro festival a Bologna e a Milano, oltre che a Roma
  • tenteremo inoltre di avviare la rivista «DeriveApprodi» on line.

 

€ 180,00
Ordine Abbonamento_2018 normale @ €180,00

«Input», pamphlet dentro la crisi

DeriveApprodi inaugura la collana «Input», pamphlet di 96 pagine dal costo contenuto di 5 euro. Disponibili solo presso l’editore.

È stato pubblicato:

Gigi Roggero: Il treno contro la Storia. Considerazioni inattuali sui ’17

 È in corso di pubblicazione:

Lanfranco Caminiti: Perché non possiamo non dirci «indipendentisti»

 Il progetto: Abbiamo bisogno di Input

La cifra dominante del nostro tempo è la crisi. Sì certo, ovviamente stiamo parlando anche di una crisi economico-finanziaria di cui non si vede l’uscita, che stritola e ricatta le nostre vite. Qui però parliamo, soprattutto, della nostra crisi: della crisi del pensiero critico, della crisi della militanza e dei movimenti, della crisi di linguaggi, culture e forme di espressione alternative.

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Galleria degli autori DeriveApprodi: Barbara Balzerani

Biografia

Nasco a Colleferro (Rm) in una famiglia operaia. Nel ’68 mi trasferisco a Roma, frequento il movimento studentesco, milito in Potere Operaio e mi laureo in Filosofia. Lavoro come insegnante in una scuola speciale per bambini disabili e poi come operatrice socio-sanitaria per la loro integrazione scolastica. Partecipo attivamente alla vita politica della sinistra extraparlamentare romana fino al ’75 quando entro a far parte delle Brigate Rosse. Nell‘85 vengo arrestata e nel 2011 riconquisto la piena libertà. Nel frattempo mi laureo in Antropologia.

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Programma DeriveApprodi Festival2

Ecco il programma della seconda edizione del festival di DeriveApprodi che si terrà a Roma, al Nuovo cinema palazzo piazza dei Sanniti 9/a nel quartiere San lorenzo), dal 24 al 26 novembre 2017.

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