Good morning populism!

di SB

Negli ultimi giorni del giugno 1995 mi fu proposto dalla neonata casa editrice romana Castelvecchi un’occupazione come capo redattore. Accettai, ma già dal primo giorno di lavoro lo status dell’occupazione si trasformò in quello di editor. Mi fu infatti proposto di ideare, curare, redazionare e consegnare alle stampe un libretto collettaneo sul tema della “sinistra populista”. Il tutto in soli trenta giorni. Mission impossible.
Mumble mumble. Mi misi al telefono e cominciai a corteggiare, adulare, minacciare e ricattare una parte della cerchia dei miei amici più stretti per costringerli a scrivere su un argomento che all’epoca non pareva proprio essere considerato di grande “centralità”. Almeno all’apparenza, perché senza che ne capissi bene le ragioni la proposta prese invece velocemente piede ed entusiasmò molte più persone di quelle in cui potevo sperare. Fu così che in pochi giorni mi furono diligentemente consegnati i “pezzi” da Marco Bascetta, Sergio Bologna, Aldo Bonomi, Lanfranco Caminiti, Andrea Colombo, Andrea Fumagalli, Pino Tripodi, Mauro Trotta, Tiziana Villani e altri “meno noti”. Sulla quarta di copertina del libretto si leggeva:

«Il populismo è forse parte integrante della cultura di sinistra nel nostro paese? Concezione sacrale del lavoro industriale, equivoca interpretazione del libero mercato, solidarismo generico, statalismo, strumentalizzazione delle culture giovanili, uso demagogico dei mezzi di comunicazione: questi sono indubbiamente gli ingredienti del pensare e dell’agire populista, che ricerca un facile consenso elettorale. La sinistra gareggia con la destra sul palcoscenico dei media, nel tentativo finora frustrato di risolvere la sua ossessione a governare. Il messaggio politico populista, proprio perché intende parlare a tutti, parla la lingua della banalità e del senso comune: ma del senso comune si è sempre cibata la destra per i suoi progetti autoritari. È anche questo paradosso a svelare la crisi irreversibile di tutta la vecchia politica, incapace di rispondere alle radicali mutazioni in corso nella società italiana».

Questo accadeva quasi un quarto di secolo fa. E si prova un indefinibile sentimento a ripensarci ora, a fronte dei trionfi di un populismo così pervicacemente inseguito dalla sinistra, sia di governo che rivoluzionaria. Inutile farsi illusioni: il tunnel è stato ormai imboccato e lo si dovrà per forza percorrere fino in fondo, senza sapere, in aggiunta, dove mai sarà il fondo.
E allora, per una saggia navigazione di sopravvivenza, vi potranno forse essere utili delle nostre recenti proposte di lettura. Eccole qui:

Pierre Dardot, Christian Laval, Guerra alla democrazia. L’offensiva dell’oligarchia neoliberista; Carlo Formenti, La variante populista. Lotta di classe nel neoliberismo; AA.VV., Che cos’è un popolo?; Karl-Heinz Roth e Zissis Papadimitriou, Manifesto per un’Europa egualitaria. Come evitare la catastrofe; Augusto Illuminati, Per farla finita con l’idea di sinistra; Roberto Ciccarelli, Forza lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale; Sandrino Graceffa, Rifare il mondo… del lavoro. Un’alternativa alla uberizzazione dell’economia; Alessandro Somma, La dittatura dello spread. Germania, Europa e crisi del debito; Vincenzo Carbone, Enrico Gargiulo, Maurizia Russo Spena (a cura di), I confini dell’inclusione. La civic integration tra selezione e disciplinamento dei corpi migranti; Didier Fassin, Ragione umanitaria. Una storia morale del presente.