Gli indesiderati

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I sentieri di Walter Benjamin in un film di Fabrizio Ferraro

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«Leggendo questo libro sulla lavorazione de Gli indesiderati d’Europa, arricchito da interviste con i protagonisti, fotografie di scena e fuori scena e da illuminanti precisazioni teoriche del regista Fabrizio Ferraro, scoprirete come fa un film italo-catalano indipendente e a basso costo a superare i blockbuster in 3D di Hollywood non in profondità culturale (chi sa misurarla?) ma in effetti speciali, sorprendenti e scioccanti, coinvolgendo il pubblico nel piacere della creazione, ma senza riempirlo di retorica pesante, montaggio soffocante, decaloghi comportamentali».

Dalla prefazione di Roberto Silvestri

Un Assaggio

«Pirenei sud-orientali. Un sentiero lungo la linea di confine che porta dalla Spagna alla Francia… e dalla Francia alla Spagna. Una zona di limiti naturali, passaggi difficoltosi, ripari possibili ma mai sicuri.
Siamo nel paesaggio dell’Europa tra il 1939 e il 1940. Un’Europa spaccata in due tra fascismo e democrazia. Ma anche il fronte democratico, proprio nel suo paese simbolo, la Francia, è profondamente minato dal tarlo degli egoismi e dei nazionalismi. Apparentemente solido, ma sotterraneamente corroso nelle sue radici e sull’orlo di un’inaspettata implosione. Su questo sentiero, nel febbraio 1939, avanzano lentamente uomini e donne, bambini e anziani, con il passo affannato di chi ha perso tutto e aspetta con timore e fiducia che qualcuno oltreconfine possa accoglierli come dei vinti, ma vinti per tutta l’Europa democratica. Sono i reduci della Guerra di Spagna, una massa di popolazione civile e militare che alla caduta di Barcellona ha dato vita alla più imponente migrazione di popolo che si sia mai verificata nell’Europa moderna, definita con il nome di retirada. Fra questi reduci, due miliziani delle Brigate Internazionali (l’italiano Marco e il francese Bruno) e un combattente repubblicano (Pau, catalano). Giunti sull’altro lato del confine, là dove inizia nella coscienza dei democratici europei il territorio libero, questi eroi della difesa della civiltà europea, profughi e richiedenti asilo, non trovano accoglienza e riconoscenza, ma solo stigma e rifiuto: «stranieri indesiderati» è la formula ufficiale con la quale la democratica Francia accoglie i profughi antifranchisti. Bloccati e imprigionati, sono rinchiusi in campi di accoglienza. Terribili campi d’accoglienza, in condizioni che di umano non hanno nulla.
Nello stesso tempo, nei cinema di Parigi, gli spettatori possono osservare, quasi in diretta, le immagini della retirada che documentaristi di tutto il mondo filmano e fanno circolare nei paesi antifascisti. Uno di questi spettatori è Walter Benjamin, filosofo e scrittore tedesco rifugiato in Francia dopo la presa del potere di Hitler in Germania. Studioso tra i più appartati e nomadi, da anni impegnato nella definizione critica di una nuova topografia della modernità, Benjamin è alle prese con la realizzazione della sua opera più importante, le Tesi di filosofia della storia. In una Francia inesorabilmente destinata a sprofondare nella xenofobia, questi, ebreo, vive la sua quotidianità come un’affannosa corsa contro il tempo per portare a termine il manoscritto definitivo.
Un anno soltanto passa (è il settembre del 1940), quando un’altra massa di stranieri indesiderati si riversa sullo stesso sentiero pirenaico, ma questa volta in direzione opposta. È la popolazione degli antifascisti, degli stranieri e degli ebrei in fuga dalla Francia occupata e collaborazionista. Di questi gruppi fa parte Walter Benjamin, fuggito miracolosamente da Parigi pochi giorni prima del trionfale ingresso della Wermacht. Chiamato dai suoi compagni di sventura “il vecchio Benjamin”, il filosofo, malgrado le sue pessime condizioni di salute, si ritrova ad attraversare quel medesimo sentiero in compagnia di due donne (Lisa Fittko e Henny Gurland) e un bambino (Joseph Gurland). Il passo affannato, il respiro pesante per una non curata cardiopatia, Benjamin si lancia verso le vette dei Pirenei, spinto soltanto dal disperato desiderio di salvare i suoi scritti, per lui più preziosi della vita».

Valerio Carando

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«Il passo affannato, il respiro pesante per una non curata cardiopatia, Benjamin si lancia verso le vette dei Pirenei, spinto soltanto dal disperato desiderio di salvare i suoi scritti, per lui più preziosi della vita»

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