Stanno tornando!

I foreign fighters jihadisti raccontati dalle loro madri

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Tra il 2011 e il 2015 oltre 5500 foreign fighters europei sono partiti, senza che nessuno li osteggiasse, per la Siria e l’Iraq con l’intento di arruolarsi nell’Isis. Alcuni di essi sono morti subito, in battaglia. Altri invece, come è successo nel caso del belga Abdelhamid Abaaoud, sono tornati in Europa per compiere terribili attentati. Mentre lo Stato islamico arretra territorialmente, e svanisce il sogno di costruire il califfato in Siria e in Iraq, i foreign fighters ancora vivi stanno rientrando nei loro paesi di origine. Ma come si è arrivati a tutto ciò? E chi aveva il compito di evitare che ciò succedesse? Attraverso le storie di alcune madri e dei loro figli jihadisti, il libro ricostruisce la genesi del fenomeno foreign fighters ripercorrendo le tappe della radicalizzazione di questi giovani che – nella completa indifferenza – si sono tramutati da combattenti marginali e dimenticati a terroristi pericolosi temuti dalle intelligence di tutta Europa. Non solo. Grazie alle testimonianze delle donne protagoniste del libro, la riflessione aiuta a fare luce su alcuni punti ancora avvolti dal buio con cui gli Stati europei si trovano oggi ad avere a che fare. Cosa ne sarà dei 5000 foreign fighters che potrebbero rientrare in Europa? Cosa prevede per loro la legge degli Stati? E che fine faranno i bimbi nati dai foreign fighters sotto lo Stato islamico che a livello internazionale non è riconosciuto come tale? Grazie a un completo ribaltamento del punto di vista, il libro fornisce una nuova chiave di lettura sul fenomeno individuando i responsabili tra chi poteva intervenire per fermare il flusso di foreign fighters in partenza quando si era ancora in tempo, e cioè prima che questi giovani diventassero un problema per la sicurezza di tutti noi.

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