DeriveApprodi inaugura la collana «Input»

DeriveApprodi inaugura la collana «Input», pamphlet di 96 pagine dal costo contenuto di 5 euro. Disponibili solo presso l’editore.

È stato pubblicato:

Gigi Roggero: Il treno contro la Storia. Considerazioni inattuali sui ’17

 È in corso di pubblicazione:

Lanfranco Caminiti: Perché non possiamo non dirci «indipendentisti»

 Il progetto: Abbiamo bisogno di Input

La cifra dominante del nostro tempo è la crisi. Sì certo, ovviamente stiamo parlando anche di una crisi economico-finanziaria di cui non si vede l’uscita, che stritola e ricatta le nostre vite. Qui però parliamo, soprattutto, della nostra crisi: della crisi del pensiero critico, della crisi della militanza e dei movimenti, della crisi di linguaggi, culture e forme di espressione alternative. Della crisi, cioè, di un noi sempre più frammentato e difficile da definire.
Se sulla prima crisi si producono materiali, articoli e libri di analisi, l’altra crisi è sostanzialmente sottaciuta o apertamente rimossa. Ognuno, individualmente o come gruppo, si barcamena nella gestione della propria quotidianità, magari aspetta tempi migliori ma ha perlopiù rinunciato all’idea di poterli anticipare, con il pensiero prima ancora che con l’azione. Siamo spesso portati a reagire alla crisi in due modi tra loro simmetrici: o con una rassegnata depressione per quello che siamo, o con euforici selfie di quello che vorremmo essere.
C’è un modo diverso per affrontare questa crisi? Crediamo di sì, o almeno ci tentiamo. Questo tentativo lo chiamiamo Input. Input significa innanzitutto la consapevolezza dei nostri problemi, delle nostre difficoltà, dei nostri limiti. Input significa, al contempo, la possibilità di farne un terreno di riflessione, di confronto, di sperimentazione. Non abbiamo scuole da difendere, ortodossie da conservare, dogmi da custodire. Siamo sempre stati cattivi maestri e cattivi alunni, eterodossi, eretici.
Oggi più che mai, del resto, c’è bisogno di andare ben oltre i nostri appezzamenti di pensiero critico e alternativo. C’è bisogno di esplorare una realtà che sembra sfuggirci, di immergerci in un tempo che fatichiamo a comprendere, di fare inchiesta e produrre nuova conoscenza. C’è bisogno di creare ambiti di confronto trasversali e inediti, mettere in relazione posizioni e culture differenti, perfino contrastanti, senza paura, senza ansia di trovare fallaci sintesi. La cosa che ci interessa è la capacità di porre e porci davanti a problemi, questioni aperte, spunti e materiali di riflessione, senza retoriche, senza scorciatoie, senza autoproclami.
Non solo. Spesso i linguaggi che utilizziamo trovano pochi canali di interlocuzione, in particolare con le nuove generazioni e i nodi che queste pongono. Input vuole quindi essere anche un esperimento editoriale: non propone infatti né il libro tradizionale né l’articolo d’occasione, bensì dei pamphlet, cioè degli strumenti agili, con un lessico diretto, accessibile e non per addetti ai lavori, in grado di attirare alla lettura e al confronto.
Input significa uno stimolo alla costruzione di reti tra punti di distribuzione, luoghi di dibattito e presentazione dei volumi, spazi reali e virtuali di discussione. Negli ultimi anni abbiamo infatti assistito al restringersi di queste reti, talvolta alla loro scomparsa, talaltra alla loro chiusura dentro piccoli recinti. È possibile invertire la tendenza mettendo in circolazione e connessione nuove energie animate dalla volontà e dall’esigenza di forme plurali di discussione culturale e politica? Input non propone nessuna ricetta. Input vuole piuttosto provare a offrire insoliti ingredienti per nutrire menti curiose e inquiete.