Rifare il mondo del lavoro

L’alternativa alla uberizzazione dell’economia

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In Europa il mondo del lavoro è stretto tra due alternative: liberalizzazione selvaggia alla Uber o difesa di diritti che ormai riguardano solo delle minoranze. Esiste una terza via?
In questo libro l’amministratore delegato di SMart, una delle principali cooperative di lavoro europee – una realtà che ha radunato migliaia di lavoratori autonomi di vari settori in un’organizzazione mutualistica – ne illustra i profili: innovazione sociale, economia quaternaria, reddito universale, cooperazione, mutualismo, democrazia e partecipazione.
Argomentazioni dirette e chiare per capire come rifare il mondo del lavoro.

Un Assaggio

«L’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale del lavoro dimostra che le forme classiche di lavoro salariato sono in diminuzione. Le cifre sono edificanti: il lavoro salariato rappresenta solo la metà degli impieghi nel mondo e tra questi solo il 45% sono permanenti a tempo pieno. Ciò vuol dire che su scala mondiale il lavoro salariato permanente a tempo pieno rappresenta solo il 22,5% dei lavoratori. All’interno di questo contesto, com’è possibile parlare ancora d’impiego o lavoro atipico? Il lavoro permanente a tempo indeterminato non è più la forma predominante d’impiego. Possiamo rimpiangerla o provarne nostalgia ma la principale sfida che si pone oggi è quella d’inventare un nuovo quadro che permetta di preservare un modello fondato sulla solidarietà e il mutualismo. Inventare e promuovere una nuova realtà che rinforzi la protezione sociale delle “nuove forme” d’impiego e di lavoro non vuole dire tuttavia che si debba sopprimere il contratto di lavoro a tempo indeterminato e i diritti sociali che vi sono ancorati. Pensare che l’insieme delle relazioni lavorative possa effettuarsi al di fuori della subordinazione è illusorio, e tutti coloro che annunciano la fine del lavoro salariato sbagliano.
Gli esempi del passato dimostrano che le successive rivoluzioni industriali non hanno fatto scomparire totalmente l’agricoltura, e contrariamente a quanto veniva annunciato, il settore dei servizi non ha interamente assorbito l’industria. Noi dobbiamo quindi difendere e accompagnare non la fine del lavoro salariato ma la sua mutazione».

Troppo spesso gli «innovatori sociali» hanno un approccio troppo personale, troppo individuale.
In realtà, le vere innovazioni importanti sono quelle collettive.

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«Le vere innovazioni sono quelle collettive», Sandrino Graceffa, amministratore di SMART