Gli autonomi – volume IV

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L'Autonomia operaia romana

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Il quarto volume della fortunata «serie» Gli autonomi si concentra sull’esperienza politica dell’Autonomia operaia romana, la più importante (con quella veneta) per numero di militanti, realtà lavorative, studentesche e territoriali organizzate, radicamento sociale, volume delle lotte intraprese.
La narrazione riguarda la componente dei Comitati autonomi operai, i famosi «Volsci», dal nome della via del quartiere romano di San Lorenzo che ospitava la loro sede. Ma riguarda anche tutta la variegata articolazione di decine e decine di collettivi sparsi nei quartieri della città, nelle periferie e nelle cittadine circostanti.
L’arco temporale preso in considerazione è ventennale, dagli inizi dei Settanta agli inizi dei Novanta, con epicentro il ’77, l’anno «insurrezionale». Il libro contiene anche rilevanti considerazioni teoriche con riferimento al dibattito tra i «romani» e le componenti autonome esistenti nelle altre città d’Italia.
E questo conferisce all’opera un carattere non localistico.
Le argomentazioni teoriche oltrepassano la perimetrazione temporale del passato sapendosi misurare con la più stringente attualità dei movimenti in corso.

Un Assaggio

«Quando la sede di via dei Volsci cominciò a essere un punto di riferimento, la situazione politica romana registrava la presenza di tutti i gruppi della sinistra extraparlamentare, anche se la rappresentanza politica era saldamente nelle mani del Pci.
Solo in alcuni settori dei servizi l’egemonia del Pci e dei sindacati era stata messa in discussione. Il Cub ferrovieri aveva praticato forme di lotta assai dure, paralizzando ripetutamente la stazione di Roma Termini; alla Sip (neo concessionaria nazionale del servizio telefonico) agiva un consistente nucleo operaio.
Nella sanità c’era il riferimento del Collettivo lavoratori e studenti del Policlinico e nel settore elettrico il Comitato politico Enel.
Quegli organismi erano composti esclusivamente da lavoratori: impiegati, tecnici o amministrativi, e operai. Proprio così, operai; che avessero il camice da infermieri, la divisa del portantino o la tuta dell’Enel, erano forza lavoro sfruttata come gli altri che stavano nelle fabbriche, anche se non avevano le “stimmate” delle mani callose. Fu un tratto distintivo dei Volsci quello di imporre all’attenzione del movimento quelle figure snobbate dagli esegeti della classe operaia, quasi che fossero improduttive o parassite, comunque ritenute marginali rispetto alla interpretazione del conflitto capitale-lavoro.
Nessun’altra organizzazione politica a Roma aveva quella composizione militante in rapporto agli apparati organizzativi, e quello fu un altro elemento che fece la differenza con le altre esperienze della sinistra extraparlamentare. Ma non fu facile far accettare quella diversità, che era anche diversità di linguaggio e di comportamento»

Gli autonomi – volume IV
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Gli autonomi: il quarto volume

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