Tempesta perfetta sui mari

Il crack della finanza navale

Prefazione di Zeno d’Agostino

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A nove anni di distanza dalla crisi dei mutui subprime del settore immobiliare, un altro mercato finanziario, quello degli investimenti in naviglio, rischia di trascinare nel baratro istituti finanziari e centinaia di operatori. Compagnie marittime con l’acqua alla gola, vittime della loro stessa ingordigia, navi sempre più grandi, noli ai minimi storici, grandi porti congestionati, investimenti pubblici sempre più onerosi e con risultati sempre più scarsi. Sulla stampa italiana, di questi drammi giungono echi lontani, mentre altrove la sensazione che sia necessario adottare diversi parametri negli investimenti, e diversi modelli di business nelle imprese, è pienamente avvertita.

Sergio Bologna, già con il libro Banche e crisi, metteva in guardia il cluster marittimo-portuale che il vento stava cambiando. Da allora, man mano che le sue profezie si avveravano, il suo sguardo si è andato sempre più avvicinando alla realtà di tutti i giorni. Questi sono gli scritti di un insider non di un osservatore esterno, sono gli scritti di un «politico» non di un accademico. Parlano ai decisori più che alla comunità scientifica. E rivelano un paesaggio di risorse nascoste, alle quali poter attingere per mitigare gli effetti della crisi globale e contemporaneamente per aprire nuovi orizzonti.

Un Assaggio

The perfect storm è un’espressione diventata usuale nel linguaggio della finanza globale. Descrive perfettamente vicende che hanno come sfondo i commerci via mare e come protagoniste navi che affrontano tempeste reali. Imbarcazioni che, nonostante la tecnica costruttiva e le strumentazioni di bordo sofisticate, rischiano ancora oggi il naufragio, soprattutto se le cosiddette commercial pressure costringono un comandante a trascurare misure di prudenza in navigazione. Vite umane che vengono giocate per risparmiare qualche dollaro. Altrettanto devastanti sono i naufragi finanziari di società con migliaia di dipendenti che di punto in bianco crollano. Dal fallimento della compagnia coreana Hanjin al naufragio del cargo Bulk Jupiter, l’autore tesse un unico filo tra eventi all’apparenza così distanti: la degenerazione di un sistema più capace di distruggere ricchezza che di crearla. Ma il suo sguardo non si ferma rassegnato su chi paga il prezzo più alto, la sua pazienza ricompone un dispositivo di razionalità capace di proteggerci dalla furia delle tempeste perfette o almeno di evitarci di andarvi incontro alla cieca.

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