La società circolare

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Fordismo, capitalismo molecolare, sharing economy

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Dopo la lunga stagione del fordismo novecentesco imperniato sulla dialettica capitale-lavoro e quella del postfordismo basato sull’egemonia della micro e piccola impresa territorializzata, siamo oggi entrati in una nuova fase, quella dell’economia circolare, nella quale la nostra socialità è alla base della creazione del valore economico.
In questo contesto cambia la relazione tra economia, società e istituzioni regolative. Non più la verticalità del fordismo che includeva con il welfare e i diritti, non più l’orizzontalità dell’economia diffusa che includeva con il fare impresa, bensì la circolarità tra il nostro essere, il nostro sentire, il nostro pensare, connesso senza mediazioni al grande gioco dei flussi globali, dove non è chiaro se il destino individuale e collettivo si configuri come ruota della fortuna o come ruota del criceto.

Un Assaggio

Aldo Bonomi

«In me non c’è che futuro» scriveva Adriano Olivetti in preda alla sua eterotopia di un fordismo dolce possibile, fatto di comunità, territorio, tecnica e impresa in grado di contaminare il secolo breve. «La creatività al potere», urlava la mia generazione animata dall’utopia di un altro mondo possibile. Era il Novecento, il secolo lungo della storia, delle nazioni e della potenza del conflitto tra capitale e lavoro, con lo Stato al centro nelle varianti interpretative, tra hegeliani di destra e hegeliani di sinistra, che si scontrarono a Stalingrado e oltre. Già alla fine del secolo passato, la mia generazione con le sue utopie, così come l’eterotopia olivettiana, hanno fatto i conti con l’impatto con il «no future». Con una sconfitta del pensiero critico nelle sue varianti di una rivoluzione possibile e di un riformismo compatibile. Da qui una diaspora nel fine secolo a leccarsi le ferite, a guardarsi indietro per andare avanti, citando l’angelo della storia di Walter Benjamin e la sociologia delle macerie di Georg Simmel, per non rassegnarsi allo stato presente delle cose.  Allora, scartai di lato.

Federico Della Puppa, Roberto Masiero

…l’ipotesi sulla quale stiamo lavorando è che l’emergere di teorie e di pratiche relative a green economy, blue economy, economia circo- lare, progettazione rigenerativa, ecologia industriale, biomimesi, così come l’urgenza politica e sociale attorno a temi come ecologia o sostenibilità, e la stessa crisi di sistema ambientale, economica e geopolitica che stiamo vivendo, e persino i conflitti transnazionali, compresi quelli che si configurano nella forma del terrorismo, vada- no interpretati anche, e ovviamente non solo, tenendo presente che siamo definitivamente passati dal modo di produzione industriale al modo di produzione digitale. Quando cambia il modo di produzione, cambia decisamente tutto. I conflitti inevitabilmente si radicalizzano rimettendo in gioco gli assetti territoriali, il controllo delle fonti ener- getiche o della estrazione delle materia prime, i sistemi di potere o di legittimazione e di organizzazione sociale, le modalità di formazione dei valori negli assetti economici. Persino la politica è costretta a ri- vedere il proprio ruolo e la sua capacità di decisione.

La società circolare
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Capitalismo, istituzioni e società

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