Dioniso crocifisso

Saggio sul gusto del vino nell’era della sua produzione industriale

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Nelle società dove i poteri della tecnologia e del marketing non esercitavano un dominio incontrastato, la formazione della sensibilità del gusto poteva godere di un maggiore spazio di libertà. Il mondo della vigna e del vino, nonostante ciò che ancora li lega alla natura, sono oggi sottoposti a trasformazioni che vengono spesso ignorate proprio da chi beve e apprezza il vino. Trasformazioni delle tecniche di vinificazione e delle forme di coltivazione che, oltre a modificare il gusto dei vini, incidono soprattutto sulla facoltà individuale di giudicarli. L’estensione dei sapori e le innumerevoli sfumature dei profumi provenienti dai diversi terroir potevano rappresentare un antidoto alla proliferazione degli aromi, tanto violenti quanto semplici, promossi dall’industria agro-alimentare.
Ciò che accade è esattamente il contrario: rispetto al gusto del vino, a imporsi è un’estetica industriale capace, con i propri espedienti, di farci scordare la povertà gustativa di ciò che propone. Attraverso la riflessione sui mutamenti della sensibilità in atto, questo libro analizza gli importanti e insidiosi mutamenti di quell’oggetto tuttora rivestito di un’aura estetica qual è il vino e gli effetti di quella domesticazione del gusto propria della sua produzione industriale.

Un Assaggio

L’enologia, da semplice «medicina dei vini» qual era in origine, è arrivata a pretendere di plasmarne e regolamentarne il gusto. L’idea astratta secondo cui il buono e il bello dipenderebbero da una valutazione tecno-scientista ha subito trovato come concretizzarsi nella rapida formazione di schiere di degustatori professionali, la cui percezione estetica è solo il riflesso obbligato di scelte imposte a monte dal marketing. Presso questi degustatori patentati la valutazione del gusto dei vini non è più il risultato di una formazione personale della sensibilità, ma è una specie di fiuto poliziesco in grado di scovare il grado di conformità agli standard dell’enologicamente corretto. Quando gli ideatori dei prodotti sono gli stessi che plasmano il gusto degli agenti che dovranno giudicarli in ambito mediatico, allora si quadra il cerchio: resta solo da divertire il pubblico con quei democratici esercizi di degustazione comparata dei quali i periodici cui assicurano grandi tirature sono ghiotti. Mentre il pubblico, a sua volta sottoposto in permanenza al rimodellamento della sensibilità ovunque programmato nell’universo mercantile, ben presto si abitua a trovare buoni quei nuovi prodotti dal gusto semplificato, e persino a trovare buoni soltanto quelli. […] Dietro l’esponenziale varietà e la profusione multicolore di etichette che decorano bottiglie sottoposte a lifting dal design in realtà si nasconde una produzione la cui crescente riduzione a gadget cerca di mascherarne come può l’estrema banalizzazione. In questo libro, ho allora cercato di mostrare gli aspetti economici, tecnici ed estetici di questa evoluzione, nell’intento di esporne al lettore la logica complessiva. […] Ho cercato di dare a questa riflessione sulla coltivazione della vite e la fermentazione dei suoi frutti fondamenta concettuali di natura filosofica. […] Di fronte a un mondo che tende a dissolvere l’origine di tutte le cose nello spettacolo sempre rinnovato di ciò che offre al consumo, il discorso filosofico […] continua a fornire concetti e ragionamenti capaci di stanare le gesta di coloro che hanno oggi la pretesa di decretare le nuove norme del gusto; e che per giunta dispongono dei mezzi tecnici e finanziari per rimodellare progressivamente l’intera sensibilità umana, imponendo in modo sempre più arrogante le loro nefaste e lucrative norme. Perché, oggi, è sin nella dimensione estetica della più piccola produzione materiale che traspaiono la natura di una società e il nuovo tipo di essere umano che questa tende a plasmare».

Dioniso crocifisso
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