Mimmo Rotella: Reportages

Libro italiano/inglese

  • ISBN
    978-88-89969-24-3
  • Pagine
    96
  • Anno
    2010
  • Collana
  • Tema
  • Tags
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A dieci anni dall’invenzione del décollage, Mimmo Rotella intraprende una nuova sperimentazione basata sulla riproduzione fotomeccanica delle immagini, dando avvio nel 1963 alla serie dei reportages. Decisivi nell’ambito del percorso dell’artista, questi riporti su tela emulsionata si configurano come evoluzione strettamente connessa e concettualmente affine al décollage.
Rotella prosegue così la sua ricerca sul prelievo e sull’appropriazione dell’oggetto reale, utilizzando il medium fotografico come strumento e filtro per raffreddare l’emotività della prassi artistica, al fine di captare e «documentare» obiettivamente la realtà esterna indagata nei suoi processi comunicativi
Incentrato su questa fase nodale della produzione di Rotella, il volume ne ripercorre filologicamente la storia rilevandone gli aspetti cruciali, analizzati alla luce del contesto artistico nazionale e internazionale.

Un Assaggio

[…] La capillare indagine sul reale, filo conduttore dell’intero percorso di Rotella, assume nei reportages nuove dimensioni fisiche e temporali: la materia scomposta del décollage trova unità spaziale nella superficie piana della tela emulsionata. Il tempo stratificato dello strappo dei manifesti, dove si accumulano gli interventi anonimi (umani e atmosferici) e l’azione artistica, si condensa nell’istantaneità della pratica fotografica. Quest’ultima, intesa come strumento in grado di duplicare il reale, agisce come mediazione delle interferenze del coinvolgimento emotivo, in linea con l’esigenza di raffreddare il fare artistico indirizzato dunque verso una registrazione il più possibile obiettiva della realtà fenomenica. L’artista, attraverso l’analisi delle potenzialità e specificità del medium fotografico, costruisce il proprio linguaggio originale mediante un’articolata grammatica visiva, densa di rimandi, relazioni interne, citazioni e autocitazioni, per instaurare in questo modo un dialogo serrato con l’aspetto documentario dell’opera. La tensione critica all’origine dei reportages di Rotella scaturisce da quella condizione «paradossale» propria del medium fotografico, focalizzata da Roland Barthes in un saggio pressoché coevo proprio «nella coesistenza di due messaggi, l’uno senza codice (sarebbe l’analogo fotografico) e l’altro con un codice (vale a dire l’«arte», o il trattamento, o la «scrittura», o la retorica della fotografia)»12. Tutta l’arte di Rotella è attraversata da questo movimento dialettico che oscilla continuamente tra due poli contrapposti: da un lato il desiderio di catturare il reale così com’è nel suo aspetto fattuale, un costante captare e prelevare immagini della realtà urbana; dall’altro la necessità di operare una trasformazione estetica, di ricaricare di senso le immagini stesse. In questo processo dialogico la fotografia viene dunque a rivestire un ruolo fondamentale, sia per l’avvio di una riconsiderazione del lavoro precedente, sia come vero e proprio motore di rinnovamento linguistico. Sotto quest’aspetto, l’esperienza di Rotella è in stretto rapporto con le ricerche di appropriazione e rielaborazione dello specifico fotografico di artisti di diversa impostazione teorica e pratica, legati però dal medesimo ripensamento delle istanze introiettive derivanti dall’espressionismo astratto e dall’informale europeo. Negli anni Sessanta, infatti, la fotografia si rivela come decisivo fattore di mutamento dei paradigmi artistici: Richard Hamilton, Edoardo Paolozzi, Peter Blake, Robert Rauschenberg, Andy Warhol, Martial Raysse, Gerhard Richter, Mario Schifano, Joe Tilson, Sigmar Polke, ecc. ricorrono costantemente al lessico fotografico con lo scopo di azzerare le contaminazioni sentimentali e attivare inedite connessioni con la realtà esterna.[…]

Mimmo Rotella: Reportages
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