Le furiose

Feuilleton illustrato da Jean-Christophe Lie

Traduzione dal francese di Maruzza Loria

  • ISBN
    978-88-89969-95-3
  • Pagine
    96
  • Anno
    2010
  • Collana
  • Tema
  • Tags
€ 13 € 11.05
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Perché Jeanne Lhomond si è data alla latitanza subito dopo aver attirato l’attenzione della poliziotta Dipietri parlando in italiano davanti al corpo di un’asiatica defenestrata da un commissariato di Belleville? Chi è Mister Ho e in cosa consiste un «malore attivo»? Cosa c’entra una vecchia storia del 1969 che vede un anarchico precipitare dalla finestra di una prefettura italiana? Perché il misterioso Mister Ho vuole fare secca la commissaria Dipietri? Cosa cerca Jeanne Lhomond nel Périgord? Riuscirà a vendicare la morte di Giuseppe Pinelli?
Domande cui rispondono i venti episodi del «romanzo a puntate» Le furiose sullo sfondo di trame politiche, poliziotti corrotti e misure anti-terrorismo.
Due storie, due finestre separate da quarant’anni di storia che s’incrociano e sfociano in unico epilogo.

Con illustrazioni di Jean-Christophe Lie

Un Assaggio

I episodio: Visto tutto

Quel mattino di primavera del 2008, Jeanne appena uscita dal suo palazzo in rue Vaux, a Parigi, XX arrondissement, percepì un rumore che riconobbe subito. Eppure, l’aveva sentito solo una volta, ed era stato quasi quarant’anni prima.
Il rumore di un corpo umano che si schianta per terra.

Una decappottabile che spandeva musicaccia inchiodò, degli spilungoni incappucciati che risalivano la china si immobilizzarono e lungo il marciapiede dove giaceva il corpo una signora con un cane fece due passi senza vedere nulla poi alzando gli occhi si bloccò di colpo e altre persone ancora smisero di muoversi. In pochi secondi l’insieme dei passanti finì di passare, formando un semicerchio davanti alla facciata del commissariato dal quale era caduta la donna.
La macchina ferma continuava a pulsare suoni, e ci fu qualche secondo vestito soltanto dagli indolenziti battiti dei bassi. Poi la donna stesa sul marciapiede cominciò a tremare dalla testa ai piedi. Nessuno si mosse.
Tranne Jeanne. Senza avere coscienza dei propri movimenti, si ritrovò inginocchiata vicino alla donna per terra.
Jeanne vide che aveva una ventina d’anni, dei tratti asiatici e che stava morendo. Con le dita andò in cerca delle sue dita. La morente l’afferrava.
– Parti tranquilla, ragazza mia.
Dopo aver pronunciato queste parole, Jeanne fu colta da un vuoto, poi si trovò in piedi, a contemplarsi le mani e gli avambracci coperti di sangue.
– Non avrebbe dovuto farlo.
Quella che aveva parlato: occhi azzurri, capelli corti, sulla trentina, tenuta nera elegante.
– Cosa?
– Non avrebbe dovuto toccarla. Bisognava aspettare i pompieri. Del resto, sono arrivati.
Frastuono brutale di una sirena che si spegne di colpo.
Bagliori della delicata luce primaverile sui caschi e sulla sottile coperta metallica. Tizi alti chini sulla morta per praticarle il bocca a bocca.
– Siamo obbligati finché il medico non dichiara il decesso – spiegò un altro pezzo d’uomo. – A meno che la testa non sia separata dal corpo.
– Lei è italiana? – domandò la donna in nero a Jeanne mentre si scostavano.
– Perché me lo chiede?
– Ha parlato alla vittima in italiano. In un momento come quello…
Non terminò la frase. Jeanne capì quello che voleva dire. «In un momento come quello, non ci si controlla».
Il momento in questione doveva essere passato perché Jeanne le avrebbe mollato molto volentieri una sberla, ma si astenne.
– Vada a farsi fottere – si limitò a rispondere.
– Non prima di finire il servizio – ribatté la donna in nero prendendo dalla tasca posteriore una tessera barrata col tricolore. – Capitano di polizia Fleur Dipietri.
Ha un documento d’identità?
– È illegale soccorrere le persone?
Il capitano sospirò:
– No, certo, ma lei è un testimone importante, dovrò interrogarla.
– Non ho con me la carta d’identità, ma abito qui – disse Jeanne. – Al terzo piano. Il palazzo a destra del commissariato, quello da cui la gente passa dalle finestre. Mi chiamo Jeanne Lhomond.
Dietro di lei una voce urlò:
– Ho visto tutto! L’hanno buttata dalla finestra
Assassini! L’ha visto anche lei, eh, Jeanne
– No, disse Jeanne, non ho visto.
E scappò via.

Una mezz’ora più tardi, nei dintorni del commissariato bruciavano le prime macchine, dei fumi lacrimogeni si alzavano sul boulevard de Belleville e l’incaricato del potere dell’oligarchia francese in un comunicato dell’Eliseo dichiarava che non sarebbe stata tollerata alcuna violenza. Nello stesso momento, dopo aver messo alcune cose in una sacca, dissolto la scheda del cellulare nell’acido, preso tutto quello che poteva da un bancomat e abbandonato le carte di credito su una panchina, Jeanne si diede alla latitanza.

Come credere che la polizia di uno Stato democratico possa buttare qualcuno dalla finestra? Chi è Jeanne? Lo scoprirete (forse) leggendo il prossimo episodio delle Furiose.

Le furiose
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