Il capitalismo e la crisi

Scritti scelti di Karl Marx

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La crisi ha riportato Marx agli onori delle cronache. La barba del rivoluzionario di Treviri è tornata ad affacciarsi dalle prime pagine di giornali e periodici: dal «Financial Times» a «Foreign Policy», da «Le Point» al «venerdì di Repubblica». Il presidente francese Nicolas Sarkozy si è fatto fotografare mentre sfogliava Il capitale e il ministro delle finanze tedesco Steinbrück ci ha detto che «in fondo Marx non aveva tutti i torti».
La verità è che sulla crisi attuale Marx ci dice di più di molti economisti alla moda. Può farlo perché rovescia gli assunti della teoria economica dominante. Per Marx la crisi non è un infortunio del nostro sistema economico, ma il prodotto necessario delle sue leggi di funzionamento più elementari. Del modo in cui nella nostra società sono ripartite la proprietà e la ricchezza, del modo in cui si scambiano le merci e si adopera il denaro. È questo modo radicale di affrontare il problema che rende così attuale il pensiero di Marx.

Un Assaggio

Premessa

Immaginiamo di incontrare un tipo che fa discorsi strani. Che dice che la crisi non è un’eccezione, ma la norma. Che questa crisi non è stata causata né da qualche speculatore troppo avido, né da qualche proprietario di casa troppo credulone. E neppure dalla nuova casta dei banchieri, dai governatori delle banche centrali e dagli analisti delle società di rating. E non perché tutti costoro siano innocenti, ma per un motivo più profondo. Perché la crisi non è un infortunio del nostro sistema economico, ma il prodotto delle sue leggi di funzionamento più elementari. Del modo in cui nella nostra società sono ripartite la proprietà e la ricchezza, si scambiano le merci e si adopera il denaro.
Immaginiamo che questo tizio, sfruttando il nostro sconcerto, si faccia sempre più insolente. E affermi che la crisi non solo non è un problema per il sistema, ma è il solo modo attraverso cui il sistema può risolvere i propri problemi, e riprendere a funzionare senza intoppi. Anche se comunque il suo funzionamento regolare è soltanto una tregua, più o meno breve, prima della prossima crisi.
Immaginiamo di superare il fastidio e l’imbarazzo, e di chiedergli chi gli dia il diritto di raccontarci tutte queste sciocchezze. E che lui ci risponda che tutto questo l’ha inteso, dimostrato e scritto in prima persona. Osservando le crisi di 150 anni fa e scrivendone su un quotidiano degli Stati Uniti, dopo essere stato espulso per attività sovversive da Germania, Belgio e Francia. E poi chiuso a studiare nella British Library di Londra, o a scrivere nella sua casa traboccante di libri e assediata dai creditori. Chiunque non dia per scontato che questo tipo sia un folle potrà trovare qualcosa di interessante in questo libro.