Gli autonomi – volume I

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Le teorie, le lotte, la storia

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«Estremisti», «violenti», «provocatori», «mestatori», «prevaricatori», «squadristi», «diciannovisti», «fiancheggiatori», «terroristi». Questi sono solo alcuni degli epiteti coniati nel corso degli anni Settanta da illustri opinionisti, intellettuali, dirigenti di partito e di sindacato per definire gli autonomi, una variegata area di rivoluzionari attivi in quegli anni nel nostro paese.
Il giorno 7 aprile 1979 un’imponente iniziativa giudiziaria imputò a decine di dirigenti e militanti autonomi di essere a capo di tutte le organizzazioni armate attive in Italia e il cervello organizzativo di «un progetto di insurrezione armata contro i poteri dello Stato». L’accusa, dimostratasi col tempo del tutto infondata, fece da iniziale supporto a ulteriori arresti di massa, detenzioni preventive nei carceri speciali, processi durati anni e condanne a lunghe pene
Ma gli autonomi erano davvero solo un coacervo di estremismo irrazionale, violento e disperato? Per la prima volta in quest’opera si ripercorrono le tappe della costruzione del suo impianto teorico che ha radici nella nobile tradizione del pensiero «operaista», nelle riviste «Quaderni rossi» e «Classe» operaia», nell’esperienza militante di Potere operaio, Lotta continua, il Gruppo Gramsci. E, ancora, quali sono state le sue specificità rispetto alle organizzazioni extraparlamentari e quelle armate. Ma soprattutto cosa, in questa storia, vi è ancora di potentemente vivo e attuale.

Interventi di: Daniele Adamo, Maria Rosa Belloli, Franco Berardi (Bifo), Sergio Bianchi, Guido Borio, Lanfranco Caminiti, Antonio Casano, Massimo Cervelli, Francesco Cirillo, Antimo De Santis, Valerio Evangelisti, Chicco Funaro, Davide Germani, Valerio Guizzardi (Guizzo), Nicola Latorre, Vincenzo Migliucci, Valerio Monteventi, Giorgio Moroni, Sirio Paccino, Bruno Paladini, Raffaele Paura, Daniele Pifano, Paolo Pozzi, Marco Scavino, Marcello Tarì, Pino Tripodi, Chiara Vozza.

Un Assaggio

Negli anni Sessanta e Settanta l’Italia è stata attraversata da un conflitto sociale di durata e intensità che non hanno uguali nella storia più recente. Tutto l’immaginario della rivoluzione è precipitato qui: non v’è stata parola che non sia stata detta, non v’è stato gesto che non sia stato compiuto. Non v’è stata teoria che non sia stata teorizzata. Non v’è stata lotta nel mondo di cui non ci si sia fatti carico e non si sia stati fratelli almeno per un giorno. Tutti i sogni e tutti gli incubi delle rivoluzioni si sono fatti carne qui.
Questa è l’anomalia italiana.
Che tutto questo abbia prodotto una profonda trasformazione di questo paese è davvero difficile negarlo adesso. Che tutto questo abbia davvero prodotto una profonda trasformazione di questo paese è difficile riconoscerlo adesso.
La coscienza enorme del lavoro, l’autonomia di classe, è il fattore determinante dell’anomalia italiana degli anni Sessanta e Settanta; la presenza del «più grande Partito comunista d’occidente» è un fattore relativo. E da un certo punto in poi (la «crisi» degli anni Settanta) diventa un fattore opposto e contrario. Gli anni Sessanta e Settanta possono leggersi sostanzialmente come un conflitto aperto tra l’autonomia di classe e i comunisti italiani. Un conflitto tutto «dentro» il lavoro. Gli autonomi «impersonificano» questo conflitto
La chiave forse sta qui: gli autonomi sono più pertinenti all’anomalia italiana che all’autonomia operaia. Quando il grande ciclo delle lotte di fabbrica è finito, quando la spinta di massa va esaurendosi, quando la rivoluzione è perduta, ecco, rispunta l’anomalia italiana: gli autonomi. Quando esperienze, individui, gruppi e partiti della sinistra rivoluzionaria si sono sciolti, fusi, sparpagliati, ecco gli autonomi.
Il vero scandalo, la vera anomalia dell’autonomia operaia è la violenza.
Gi autonomi furono violenti. Gli autonomi «furono» la piazza. La piazza è il luogo proprio della politica di quel tempo. Gli autonomi giocano la loro politica in piazza. Dall’altra parte, dalla parte opposta, ci sono le autoblindo. Le autoblindo presidiano le piazze.
Dalla prefazione di Lanfranco Caminiti

Indice

La pattumiera della storia
Sergio Bianchi

Il fattore A
Lanfranco Caminiti

L’ultima rivoluzione (con appunti per la prossima)
Pino Tripodi

Operai contro la metropoli
Guido Borio

Percorsi di autonomia nella Valle di Susa
Marco Scavino

L’autonomia a Genova
Giorgio Moroni

Ma l’amor mio non muore
Primo Moroni

L’Autonomia a Milano
Giovanni Giovannelli

«Il comunismo è giovane e nuovo». Rosso e l’Autonomia operaia milanese
Chicco Funaro

L’assalto alla casa dei padroni
Paolo Pozzi

Ti devo dire una cosa importante molto importante importantissima
Sergio Bianchi

La mia libertà
Maria Rosa Belloli

L’Assemblea autonoma di Porto Marghera
Gianni Sbrogiò

Fuochi di Autonomia a nordest. I Collettivi politici veneti per il potere operaio
Marcello Tarì

Ci chiamavano «i soliti autonomi»
Valerio Monteventi

La specificità desiderante nel movimento dell’autonomia
Franco Berardi (Bifo)

Leggermente ribelli
Franco Berardi (Bifo)

La rapa
Valerio Guizzardi

Siamo gli autonomi, siamo i più duri…
Valerio Evangelisti

Autonomi a Firenze
Massimo Cervelli e Bruno Paladini

Comitati autonomi operai di via dei Volsci
Vincenzo Miliucci, Sirio Paccino, Daniele Pifano

12 marzo
Davide Germani

Il treno di Napoli
Raffaele Paura

Collisioni
Chiara Vozza

I lucani erano i più dinamici
Daniele Adamo e Antimo De Santis

Bari: laboratorio meridionale del centro di una periferia
Nicola Latorre

Mo’ basta!
Francesco Cirillo

Dilettanti
lanfranco Caminiti

Il movimento autonomo palermitano. Ovvero la rivolta sociale giovanile
Antonio Casano