L’individuazione psichica e collettiva

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A partire dalla fine degli anni Ottanta, il pensiero del filosofo francese Gilbert Simondon (1924-1989) ha trovato nuova vitalità sulla scena filosofica internazionale. Nel 1989, l’anno della sua morte, fu data alle stampe in Francia la sua tesi di dottorato: L’Individuation psychique et collective. Qui Simondon si pone la domanda: che cosa è un individuo? Cioè,  cosa distingue una parte dell’essere da tutto il resto? cosa consente qualcosa come l’individuazione, ovvero il fatto di avere un’identità ben distinta? La sua risposta è che un individuo non è un’entità, ma un processo continuo; che un individuo non è fissato mai una volta per tutte, ma che deve divenire, e in un certo senso non smette mai di divenire; e che quindi, dovremmo parlare di individuazioni, piuttosto che di individui come dati una volta per tutte.
Gilbert Simondon, filosofo francese molto caro a Gilles Deleuze, fa giustizia di numerosi luoghi comuni a proposito dell’individuo, muovendosi con agilità tra scienze della natura e scienze umane, biologia e psicologia, teoria dell’informazione e sociologia. A suo giudizio, la singolarità non è un punto di partenza, ma il risultato di un processo complicato, scandito in più fasi e non privo di crisi. Inoltre, Simondon mette in rilievo come in ogni soggetto vivente gli aspetti singolari coesistano con forze anonime, impersonali, «preindividuali». Siamo individui, sì, ma solo in modo parziale e incompleto. Ed ecco la tesi più radicale, quella che ha evidenti conseguenze politiche: secondo il filosofo francese, quando si partecipa a un collettivo, non si attenua la propria individualità; al contrario, la vita di gruppo è l’occasione di una ulteriore, più ampia individuazione. Come dire: si è davvero singolari solo quando si è in molti. Un libro ricco e profondamente suggestivo.

 

A cura di Paolo Virno
Introduzione di Muriel Combes. Postfazione di Paolo Virno

Un Assaggio

Il collettivo è una individuazione che collega le nature veicolate da molti individui, le quali, però, non sono contenute nelle individualità già costituite di tali individui. Per questo, la scoperta di significato del collettivo è, insieme, trascendente e immanente rispetto all’individuo anteriore al collettivo; essa è contemporanea alla nuova personalità di gruppo, cui l’individuo partecipa mediante i significati che scopre, cioè mediante la sua natura. Ma questa natura non è effettivamente una natura della sua individualità; essa è una natura associata al suo essere individuato; è una rimanenza della fase primitiva e originaria dell’essere nella seconda fase, e questa rimanenza fa sì che si tenda a una terza fase, quella del collettivo; il collettivo è una individuazione delle nature accluse agli esseri individuati. In virtù dell’apeiron che porta con sé, l’essere non è soltanto essere individuato; è una coppia formata da essere individuato e natura; mediante questo resto di natura, esso comunica con il mondo e con gli altri esseri individuati, scoprendo significati di cui non sa se sono a priori o a posteriori. La scoperta di questi significati è a posteriori, giacché occorre una operazione di individuazione per farli comparire, e l’essere individuato non può compierla da solo; è necessaria la compresenza con qualche altro essere affinché l’individuazione, principio e ambiente del significato, possa manifestarsi. Ma tale manifestazione di un significato presuppone anche un reale a priori: l’inerenza al soggetto di quella carica di Natura, residuo della fase originaria, preindividuale, dell’essere. L’essere individuato porta con sé un’origine assoluta. Il significato è la corrispondenza degli a priori nell’individuazione successiva alla prima, cioè nell’individuazione a posteriori…
È sbagliato, dunque, parlare dell’influenza del gruppo sull’individuo. In realtà, il gruppo non è fatto da individui riuniti in gruppo da certi legami, ma da individui raggruppati; da individui di gruppo. Gli individui sono individui di gruppo, così come il gruppo è gruppo di individui. Non si può dire che il gruppo eserciti un’influenza sugli individui, giacché questa azione è contemporanea alla vita degli individui e non è indipendente da essa; il gruppo non è neanche una realtà interindividuale, ma un supplemento di individuazione su vasta scala, che riunisce una pluralità di individui.