Della natura umana

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Invariante biologico e potere politico

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Questo libro è il frutto di una conversazione tra Noam Chomsky, famoso linguista americano, e Michel Foucault, noto filosofo francese. La conversazione fu il primo e ultimo confronto pubblico tra i due pensatori e avvenne nel 1971, in Olanda. Tema del dibattito era il problema della natura umana, del potere, di una società giusta
Si tratta di un testo «storico», un vero e proprio classico del pensiero del Novecento. I due autori si confrontano da due prospettive e due punti di vista radicalmente distanti. Eppure entrambi muovono dal comune desiderio di portare una critica severa ai sistemi di asservimento e di dominio.
L’interesse di questo dialogo «mancato», dal quale non si evince alcuna posizione comune tra i due pensatori, sta proprio nel confronto tra due «tradizioni» di pensiero che giungono allo scontro: quella delle scienze cognitive (con Chomsky) e quella del pensiero critico (con Foucault). L’«uomo» delle scienze biologiche incontra l’«uomo» dell’artificio storico e culturale. Negli ultimi anni numerosi studiosi hanno scelto questo testo come punto di partenza imprescindibile per la discussione di diversi problemi tuttora in sospeso: che cos’è la natura umana? esistono fondamenti scientifici alla base dei processi di conoscenza? oltre le strutture sociali e le convenzioni giuridiche, si può parlare di un animale umano con caratteristiche biologiche proprie

In appendice testi di:
Diego Marconi, Il ritorno della natura umana.
Stefano Catucci, La natura della natura umana.
Paolo Virno, Naturalismo e storia: cronaca di un divorzio.

Un Assaggio

fons elders Signore e signori, benvenuti al terzo appuntamento dell’International Philosopher’s Project. Gli invitati di questa sera sono Michel Foucault del Collège de France e Noam Chomsky del Massachusetts Institute of Technology. I percorsi dei due filosofi convergono su alcuni punti e divergono su altri. Forse potremmo paragonarli a due operai che stanno scavando un tunnel alla base di una montagna, ciascuno da un lato e con strumenti diversi, senza sapere che si incontreranno
Svolgono il loro compito con idee nuove, si avventurano il più lontano possibile lasciandosi catturare tanto dalla filosofia quanto dalla politica: per queste ragioni assisteremo senz’altro a un dibattito appassionante
Senza tardare, dunque, affronterò un problema eterno e fondamentale: quello della natura umana. Dalla storia alla linguistica passando per la psicologia, tutte le ricerche sull’uomo devono affrontare il seguente problema: siamo il prodotto di variegati fattori esterni oppure possediamo una natura comune grazie alla quale possiamo riconoscerci come esseri umani
È dunque a lei professor Chomsky che rivolgo la prima domanda, poiché lei ricorre spesso al concetto di natura umana utilizzando, a questo proposito, termini quali «idee innate» e «strutture innate». Quali elementi ricava dalla linguistica per far svolgere al concetto di natura umana un ruolo così centrale?
chomsky Bene, mi si lasci cominciare in modo un po’ tecnico. Chi è interessato a studiare il linguaggio e le lingue umane si trova di fronte a un problema empirico ben preciso. Ha a che fare con un organismo, un parlante maturo, adulto si potrebbe dire, che in qualche modo ha acquisito un’incredibile gamma di capacità che, in particolare, consentono al parlante di dire quel che pensa, di comprendere ciò che gli viene detto e di fare tutto questo in un modo che credo sia appropriato definire altamente creativo… Molto di quel che una persona dice conversando con gli altri è innovativo perché gran parte di quel che arriva alle nostre orecchie è nuovo, non presenta cioè alcuna somiglianza con qualcosa che già faccia parte della nostra esperienza. Si tratta, chiaramente, di un comportamento innovativo che non procede a caso, un comportamento che è molto difficile definire e che potremmo chiamare «appropriato alla situazione». Per questa ragione, un comportamento del genere presenta molte caratteristiche di quel che credo possa esser definito «creatività»
Ora, la persona che acquisisce questo insieme di capacità intricato e altamente articolato – l’insieme delle abilità che chiamiamo «sapere una lingua» – è stata esposta a un certo tipo di esperienze; durante la sua vita le è stata presentata una certa quantità di dati, ha avuto esperienza diretta di una certa lingua. È possibile, allora, studiare i dati che questa persona ha avuto a disposizione e affrontare un problema scientifico in linea di principio ragionevolmente chiaro e ben circoscritto: dar conto della differenza tra la quantità di dati offerta al bambino, piuttosto esigua in effetti, anzi non solo esigua ma anche di bassa qualità, e la conoscenza, molto articolata, altamente sistematica e profondamente organizzata, che, non si sa bene come, il bambino ricava da questi dati
C’è da aggiungere che persone diverse, che hanno fatto esperienza della propria lingua ciascuna a proprio modo, arrivano a sistemi linguistici tra loro molto congruenti. Con questa espressione mi riferisco al fatto che, nella gran parte dei casi, quel che uno dice viene compreso dall’altro…
elders Bene, professor Foucault, pensando ai suoi libri, Storia della follia nell’età classica e Le parole e le cose, ho l’impressione che lei lavori su un piano molto diverso e con uno scopo totalmente opposto. Mi sembra che lei stia cercando di sviluppare, nei diversi periodi, simili schematismi in relazione alla natura umana. Cosa ne pensa?
foucault Se la cosa non la disturba risponderò in francese, il mio inglese è così scarno che mi vergogno di farne uso. È vero che diffido un po’ del concetto di natura umana, per la seguente ragione: credo che i concetti o i termini di cui una scienza può servirsi non abbiano tutti lo stesso grado di elaborazione. E in genere non hanno né la stessa funzione né lo stesso tipo di uso possibile all’interno del discorso scientifico. Prendiamo ad esempio la biologia: alcuni concetti hanno una funzione classificatrice; altri una funzione di differenziazione o di analisi; alcuni, infatti, ci consentono di caratterizzare gli oggetti come tessuti, altri isolano degli elementi quali i tratti ereditari o definiscono la funzione del riflesso. Allo stesso tempo, vi sono elementi che svolgono un ruolo nel discorso e nelle regole interne alla pratica del ragionamento. Ma esistono anche concetti periferici attraverso i quali la pratica scientifica a sua volta si definisce, si differenzia dalle altre pratiche, delimita il proprio ambito di competenza e individua l’insieme dei suoi compiti futuri. Per un periodo ben preciso, in biologia il concetto di vita ha svolto questa funzione
Tra il XVII e il XVIII secolo il concetto di vita è stato scarsamente utilizzato per lo studio della natura: gli esseri naturali viventi o non viventi venivano classificati all’interno di un vasto quadro gerarchico che andava dai minerali all’uomo; la cesura tra i minerali e le piante o gli animali era relativamente imprecisa; dal punto di vista epistemologico occorreva definire la loro posizione una volta per tutte. La sola cosa che contava era fissare la loro posizione in modo indiscutibile…