Il clandestino

Vita e opere di Emilio Villa

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Tra le figure più eminenti della cultura del Novecento, Emilio Villa (1914-2003) spicca per la propria singolare fama. Traduttore, biblista, scopritore di talenti artistici, e tra i maggiori poeti del secolo, Villa non si preoccupò di raccogliere i propri testi, né di cogliere i frutti dei propri rapporti privilegiati con artisti destinati a mietere grandi successi, e preferì inseguire un personalissimo sogno di gloria assumendo una posizione marginale rispetto all’ufficialità, conducendo un’esistenza per lo più grama e raminga.
Eppure fu il mentore di Burri, fu il profeta italiano dell’action painting, l’apologeta e il sodale di molti tra i maggiori talenti allora emergenti (da Matta a Schifano, da Turcato a Lo Savio, da Rothko a Duchamp), e un protagonista dell’avanguardia letteraria su entrambe le sponde dell’Atlantico
Aldo Tagliaferri ha ricostruito le tappe della formazione e del percorso intellettuale di questo straordinario personaggio, al quale si presta oggi una crescente attenzione in vari paesi nei quali Villa, vagabondo organico, lasciò tracce del proprio passaggio. Sulla base di una documentazione inedita Il clandestino offre il ritratto, da una parte, di una personalità irrequieta e non conformista, e, dall’altra, della complessa rete di rapporti che Villa stabilì con le vicende di un secolo animato da grandi speranze ma segnato da tragedie.

Un Assaggio

Nel 1988, quando Nanni Cagnone, nella veste di direttore responsabile dell’editrice Coliseum, mi domandò se me la sentissi di scrivere una introduzione a una scelta di testi poetici di Emilio Villa, ed ebbi l’ardire di accettare, nulla lasciava presagire il turbine di difficoltà che avrei dovuto affrontare. Benché l’autore fosse stato colpito, due anni prima, da un grave ictus che lo aveva quasi privato, tra l’altro, dell’uso della parola e lo aveva reso irrecuperabile come fonte di informazioni sicure, e benché possedessi poche sue opere, e la relativa bibliografia, molto scarna, non potesse fornire grande aiuto, mi parve tranquillizzante che le poesie fossero già state, almeno in parte, raccolte dall’editore. Anzi, gli ostacoli prevedibili, uniti al fatto che una prefazione già scritta fosse stata rifiutata dopo aver suscitato le ire congiunte dell’autore e dell’editore, furono di sprone alla mia partecipazione all’iniziativa varata da Cagnone, tale era l’urgenza di incominciare a far conoscere un autore noto quasi esclusivamente entro una cerchia, sia pure internazionale, di poeti e artisti
In realtà l’impresa, fascinosa e spinosa, che si concretò con la stampa del primo volume delle Opere poetiche, rimase bloccata a mezz’aria perché privata di una adeguata distribuzione dalla improvvisa chiusura della casa editrice. A nulla valsero i tentativi messi in atto da Cagnone per rianimare la propria attività editoriale, nobilitata da un eccellente catalogo ma penalizzata dalle tradizionali difficoltà in cui si imbattono le piccole case editrici che, puntando sulla nuda qualità dei testi, sono più esposte al rischio di defungere tra le spire di avvilenti condizionamenti mercantili e mediatici
Quella prefazione segnò solo l’inizio di una ricerca alla quale mi sono poi dedicato appunto per tentare di colmare il vuoto di informazione nel quale mi ero imbattuto cercando di ricostruire tanto la vita di Villa quanto la singolare sorte della sua opera, avvolta da un alone di incertezze e di dubbie leggende metropolitane. Siccome potevo contare, soprattutto a Roma e in Emilia, su un buon numero di amici in comune con il poeta, mi illusi di poter raccogliere tra di loro informazioni e documenti sufficienti ad affrontare il caso, e solo col passar del tempo, estese le indagini ad altre regioni d’Italia, mi resi conto che nessuno poteva ragionevolmente sostenere di conoscere il suo vero tragitto esistenziale e culturale: fatti salienti della sua vita erano molto controversi, a volte riferiti in contrastanti versioni, altre volte distorti da fonti interessate a celare la verità, e la sua opera, sparsa ai quattro venti, era in parte introvabile e in parte inedita. Tutti noi, suoi amici e abituali frequentatori, di lui e delle sue multiformi attività sapevamo qualcosa, ma ci trovavamo nella situazione della classica parabola cinese secondo la quale dei ciechi che hanno toccato parti diverse del corpo di un elefante si trovano in disaccordo tra loro dal momento che vorrebbero definire un animale la cui struttura complessiva comprende zanne poderose, un codino striminzito e orecchie abnormi (dalla Premessa dell’autore).

Il clandestino
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