Baruchello e Grifi. Verifica incerta

L’arte oltre i confini del cinema

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Nel 1964 Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi acquistarono 150.000 metri di pellicola cinematografica di scarto. Si trattava di materiale prodotto dai tagli di film americani degli anni Cinquanta e Sessanta. Rimontarono il tutto e produssero un film con un «cast d’eccezione». Così nacque «Verifica incerta», il primo Blob.
L’artista francese Marcel Duchamp fu l’ispiratore di questa nuova opera d’arte e vi compare in alcune sequenze di fotogrammi. Il musicista John Cage patrocinò vivamente l’operazione, ma in generale tutto l’ambiente artistico e intellettuale di avanguardia di quegli anni vi fu coinvolto. A quarant’anni dalla sua produzione, questo libro ritorna sull’esperienza di quel film analizzando il contesto storico e culturale in cui fu creato, interpellando chi vi prese parte o chi semplicemente ne fu spettatore
Il libro raccoglie testi di intellettuali e artisti, tra cui Adriano Aprà, Gianfranco Baruchello, Umberto Eco, Enrico Ghezzi, Alberto Grifi, Fernanda Pivano, Letizia Paolozzi, Americo Sbardella.

Un Assaggio

La fisicità di Alberto sta nel fatto che è un montatore, un uomo di cinema pratico, un artigiano, nel senso che ha messo le mani sulla e nella pellicola, nei vidigrafi, nelle macchine con le quali cerca di tirar fuori l’antico repertorio leggibile/visibile/montabile: quindi montatore in tutti i sensi com’è l’occhio, l’occhio mentale
La cosa interessante e affascinante di Alberto, la sua politicità, sta non tanto nelle cose che dice, nel rivendicarsi molto spesso il bisogno di mettere alla base del suo cinema un carattere di intervento politico (di uso e di regalo politico di sé) ma invece proprio in questo operare, molto modernamente, con un occhio fuori del vedere tecnico della cinepresa, della telecamera, della bellezza supposta dell’immagine. Verifica incerta non la vedo né un oltraggio, come si potrebbe dire, banalmente dadaista (perché il dadaismo è banale e rivendica la propria banalità), né come operazione di smontaggio, di decostruzione. Lo è anche. Diciamo che il decostruzionismo derridiano era all’inizio anche se Duchamp non era certo agli inizi e il film piacque molto a Duchamp e poi a Palermo a un congresso del Gruppo 63: diventò facilmente e ben presto un emblema in quegli anni. Se chiedi oggi a un ragazzo che cos’è Verifica incerta pensa forse che sia il mio programma di Venezia che è un omaggio diretto a questo grande film. Ma la grandezza della Verifica incerta non ha a che vedere secondo me con le intenzioni di smontaggio. Credo che montare sia smontare, che filmare sia disfilmare o cancellare, che fare sia disfare, letteralmente. L’aspetto freddo, l’aspetto dissezionante, catalogante della Verifica incerta, per avanzato che fosse allora, coniugava la passione di ricercatore, di persona con le mani nella pasta del cinema propria di Alberto e la concettualità baruchelliana (dal saggio di Enrico Ghezzi, «Verifica incerta ha un magnifico titolo»).

Baruchello e Grifi. Verifica incerta
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