Settantasette

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La rivoluzione che viene

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In Italia il movimento politico, sociale, culturale, esistenziale del 1977 è stato artefice, non di una rivolta effimera ed estremistica, ma di una rivoluzione che ha annunciato la fine del Novecento e, insieme, il presente che stiamo vivendo. Quel movimento, infatti, in un brevissimo arco di tempo ha consumato definitivamente tutto il repertorio dell’immaginario storico della sinistra a fronte di una trasformazione epocale, produttiva e politica, delle società occidentali.
Di quel movimento, prima represso nel sangue e nel carcere, poi imploso nella droga, è rimasta nella memoria collettiva una flebile eco nella truce ruvidità della lotta armata. Rimozioni, omissioni e falsificazioni lo hanno perseguitato per quasi trent’anni negandogli l’intelligente lungimiranza che aveva invece saputo esprimere. Questo libro, accostando documentazione d’epoca a interpretazioni attuali da parte di alcuni suoi protagonisti, vuole contribuire a ristabilire la verità.
Interventi di: Alquati, Ambrosi, Amendola, Asor Rosa, Balestrini, Berardi (Bifo), Bianchi, Caminiti, Carcano, Castellano, Colotti, Costantino, D’Aguanno, Deiana, Del Bello, Fachinelli, Fraire, Guattari, Infante, Lazzarato, Lolli, Manconi, Masi, Melandri, Modugno, Moretti, Moroni, Negri, Orsini, Ortoleva, Pifano, Piperno, Pivetta, Pozzi, Rivolta, Rossanda, Sanguineti, Sbancor, Sciascia, Segio, Sinibaldi, Tripodi, Tronti, Trotta, Zangheri.

Un Assaggio

Questo libro fu pubblicato la prima volta in occasione del ventennale del movimento del ’77. Il sottotitolo apparve ai più eccessivamente ottimista. Comprensibile, dato che era alquanto difficile immaginare quel che solo due anni dopo sarebbe esploso a Seattle. Eppure, per tutto il decennio Novanta si potevano registrare, sia a livello locale che internazionale, piccoli e grandi segnali della gestazione di quel movimento globale ora esplicitamente dispiegato. Non si vuole con ciò sostenere la tesi di un rapporto diretto tra il movimento del ’77 e il movimento globale. Piuttosto che nelle pieghe del primo si celavano alcuni elementi anticipatori e fondanti del secondo. Ma è bene, prima di approfondire la questione, sottolineare le differenze
Il movimento del ’77 visse la brevità e l’intensità di una meteora, e come tale illuminò per alcuni attimi il cupo cielo della teoria e della politica del «sistema dei partiti» italiano e della sua propaggine extraparlamentare. Poi, in contemporanea, esplose nell’impatto con la repressione statuale e implose nell’incapacità di darsi sbocchi di mediazione e di rappresentanza. Infatti, una parte cospicua e ricca del suo tessuto militante imboccò, più o meno consapevolmente, i tragici e suicidi destini della droga e delle armi
Inoltre, il ’77 fu un movimento, nei suoi lineamenti politici, peculiarmente italiano e rappresentò la fase terminale del lungo e ininterrotto ciclo di lotte operaie, studentesche e sociali, iniziate nel nostro paese nei primi anni Sessanta. Repentinamente e definitivamente consumò il repertorio delle «grandi narrazioni», dell’immaginario storico della sinistra in tutte le sue varianti ideologiche, sia riformiste che rivoluzionarie
A fronte, l’attuale movimento globale appare quanto di più distante da tutto ciò. Intanto è, appunto, movimento dispiegato sul piano internazionale e quindi con più legittima parentela con il movimento del ’68 piuttosto che con quello del ’77. Secondariamente non si nutre, nelle sue teorie e pratiche di massa, di alcuna reminiscenza ideologica novecentesca
Ma del ’77 l’attuale movimento è debitore per una straordinaria manifestazione anticipatoria di quel soggetto sociale materialisticamente prodotto dalla trasformazione epocale del lavoro. È, questa, un’ottima ragione per i militanti (o attivisti che dir si voglia) del movimento globale di analizzare a fondo le vicende del ’77 italiano, soprattutto le espressioni della sua componente teorica più rilevante di derivazione «operaista» (dall’Introduzione alla seconda edizione).