Hangover

  • ISBN
    88-87423-72-5
  • Pagine
    168
  • Anno
    2002
  • Collana
  • Tema
  • Tags
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Hangover: ovvero un terribile cerchio che stringe la testa fino a farle pulsare le tempie, fino a farle martellare e scoppiare… Capita, come ci spiega Zeno, “dopo che ti sei distrutto con l’alcool”. Zeno vive a Verona, con i suoi “fratellini”: Lisa, Matteo e Giorgia. Sono i quattro protagonisti “belli e dannati” di questo crudo romanzo d’esordio di Eva Zambon. La loro è la vita che ci si può aspettare dai ventenni di qualsiasi provincia italiana, quegli stessi di cui si può leggere, ogni giorno, sulla cronaca nera di ogni quotidiano italiano: quelli che un sabato notte vanno a finire al di là di un guard-rail, con la Saab di papà, dopo l’ennesimo “sballo”, alle sei del mattino.
Sono seguaci del trip, della marja, delle pasticche, dell’E – che sta per Ecstasy, non Euro: perché loro, ai soldi, non danno alcun valore, nessuna importanza, li bruciano per macinare 200 km in macchina e raggiungere un rave. Ascoltano Moby, Nirvana, Chemical Brothers, Prodigy, Blur; visitano Napster e scaricano quintali di byte su CD; vestono magliette strette su pantaloni larghi, tute da ginnastica e giacchini da neve dai mille colori fosforescenti; vanno per strada con gli occhi di fuori, di lupi magri, affamati… E sono una tribù: si fanno il piercing sulla lingua, si tatuano enormi draghi volanti sulla schiena; guardano MTV (qualcuno di loro può vantarsi persino d’aver visto 14 volte Trainspotting!); perdono la vista, appena possono, davanti alla Playstation, godono bevendo litri su litri di birra davanti alle facce buffe e animate di Homer, Burt & Lisa Simpson… E ballano ballano ballano: consumano anche l’ultima goccia del loro giovane sangue pur di ballare fino all’alba
Troppo spesso brevettati come “ragazzi difficili” – fragili, viziati, strafottenti, che non sanno cosa vogliono, che non hanno alcun valore, che non sanno mai che fare – questi figli degli anni Novanta esprimono una distruttività che è consapevole rifiuto del mondo a cui li hanno destinati i loro padri: scuola-università-lavoro-carriera-famiglia-pensione-vecchiaia-morte. La loro forza è l’unione; si confondono l’uno con l’altro, si sostengono l’un l’altro, si amano l’un l’altro: sono fratelli, e tutti sono orfani, figli che non hanno più bisogno di credere che questo sia il mondo migliore. Comunque, ci dicono, non l’hanno fatto loro…

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