Arabi e noi

Amori gay nel Maghreb

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Arabi e noi è il primo saggio che affronta un tema tradizionalmente tabù: l’omosessualità nel Maghreb e, in senso più largo, nel mondo arabo-islamico. Paesi dove essa, ufficialmente proibita e duramente condannata dalla legge, è in realtà largamente praticata.
Prendendo come spunto il fenomeno del turismo sessuale gay nei paesi nordafricani, in particolare il Marocco, e l’immaginario che storicamente connota gli occidentali che vi si recano, il libro esamina le dinamiche che solitamente si creano tra i visitatori occidentali e i ragazzi autoctoni. Di questi ultimi vengono presentate ben 13 interviste originali, per privilegiare la loro maniera di vedere i fatti, in relazione alla propria cultura e ai propri costumi. Il saggio di Gianni De Martino e le due interviste a Khaled Fouad Allam e Malek Chebel, poi, mettono in luce da un lato la concezione sessuale nell’Islam e la sua stretta connessione con la religione, dall’altro il fascino ammaliante di un Oriente che, ormai da molti secoli, occupa un ruolo ben preciso nell’immaginario di tanti europei e specificamente degli omosessuali. Nel momento in cui la società occidentale mostra un’insolita curiosità verso il mondo islamico, Arabi e noi offre un contributo peculiare per penetrare più a fondo in una civiltà, quella islamica, seducente anche per la sua intrinseca contraddittorietà
Con un saggio di Gianni De Martino e un’intervista a Khaled Fouad Allam.

Un Assaggio

Arabi e noi, pur non concepito sulla scia di una moda, in quanto tale effimera, esso offre, a modo suo, un tassello importante per comprendere la società islamica, poiché prende in esame il tema dell’omosessualità negli stati musulmani, prendendo a pretesto il fenomeno del turismo omosessuale nel Maghreb. Un tipo particolare di turismo sessuale, questo, che offre dati interessanti sul piano quantitativo, visto che ogni anno migliaia di gay, tra cui molti italiani, partono alla volta di tante località del Maghreb, più o meno affermate. Ciò nonostante, esso non è mai stato oggetto in Italia di uno studio specifico, per quanto sia molto significativo, innanzitutto da un punto di vista sociologico prima che squisitamente sessuale. Senza voler legittimare questa forma di turismo, che pure viene esaminato con occhio scevro di moralismi, questo libro cerca appunto di sopperire a questa mancanza, esaminando – di petto, senza ipocrisie e chiamando le cose col proprio nome – le dinamiche dei rapporti che solitamente si vengono a creare fra i visitatori occidentali e quei ragazzi indigeni con i quali essi hanno rapporti sessuali. Le 13 interviste, allegate al libro, a giovani marocchini e tunisini, interrogati sul terreno, hanno permesso di privilegiare la testimonianza di questi ultimi, entrando dentro la loro maniera di vedere i fatti, in relazione alla propria cultura e al proprio modo di ragionare. Queste interviste si rivelano dunque un tassello prezioso per comprendere come le cose vengano lette e vissute a ruoli rovesciati e mettono in luce, sia pure fra ovvie reticenze e titubanze, quali siano le motivazioni alla base di alcuni comportamenti e, in senso più lato, quale sia la concezione sessuale propria del Maghreb. Quest’ultimo, infatti, pur vantando evidentemente numerosissime affinità con l’Islàm, innanzitutto religiose e sociali, non si identifica tout court con esso, anzi. Le forze laiche, per fortuna abbastanza salde, che frenano o il più delle volte riescono a respingere le spinte religiose, fanno sì che il Maghreb abbia poco a che spartire con paesi come l’Arabia Saudita o altri dove l’espressione della legge e della morale si identifica con la sharia. Il che non toglie che ciò che è accaduto negli ultimi anni in Algeria fa sicuramente riflettere: basta infatti poco – come ben sanno i governanti di quelle nazioni – perché una zaffata di vento fondamentalista modifichi velocemente i connotati di un paese.

Arabi e noi
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